la "speciale normalità"

la "speciale normalità"...

 

            Le virgolette sono un obbligo e insieme un omaggio al creatore di questa felice definizione, Dario Ianes  eccezionale collaboratore del Centro Studi Erickson che si occupa da decenni di formazione, educazione, crescita, scuola, comunicazione e di ogni problema che la vita quotidiana, a scuola tra docenti e alunni e a casa tra genitori e figli, nel sociale tra istituzioni e comunità viviamo.

Splendida definizione, speciale normalità: più che un  obiettivo, un punto di partenza perché ciascuno di noi provi ad avvicinarsi ad ogni situazione nuova o già nota, ad ogni relazione interpersonale e persino intrapersonale con la forte consapevolezza che la normalità non è data in natura senza sforzo da parte nostra e non è il minimo di cui tutti dobbiamo essere dotati, uguale per tutti.

 

Con questa consapevolezza saremo in grado di accorgerci che quella normalità che viene ripetutamente chiamata in causa come punto di riferimento ovvio, come il limite più basso, al di sotto del quale inesorabilmente si è incompleti, diversi e in una sorta di algebra manichea siamo collocati nel mondo del negativo, del meno...semplicemente non esiste se non in  teoria.

            Capacità, abilità, competenze, esperienze di ciascuno di noi vivono una curiosa esistenza: debbono essere  "normali" , devono almeno raggiungere il livello zero e poi, proprio per questo, non riscuotono alcuna considerazione e vengono surclassate da quelle ...eccezionali, o presunte tali. (Ognuno di noi, credo, prova ancora quella percezione amara che ci lasciava il giudizio espresso su di noi dai prof.: "normali capacità". Quasi uno schiaffo a ciò che sentivamo di essere, una sentenza inesorabile, sinonimo di "nessuna qualità positiva").

           Sarebbe proprio necessario ormai desistere dal pretendere di misurare ogni facoltà umana, nessuna esclusa, ponendo l'asticella della normalità come discriminante: al di sotto dell'asticella non esiste facoltà riconosciuta bensì disagio,  bisogno speciale, ma perché si possa rimanere in corsa e continuare a saltare ostacoli, a meritare di competere con gli altri, occorre che quell'asticella venga ben più che superata. Il valore delle nostre prove dipenderà esattamente da quanto in altezza abbiamo svettato su quell'asticella. La normalità è conditio sine qua non, ma...non basta!

            Riflettiamo per un attimo: quando ci troviamo a vivere una situazione nuova con persone che non conosciamo, al lavoro, o persino in un momento di relax/divertimento, una qualche sensazione di ansia ci porta a desiderare di essere accettati dal gruppo e speriamo di non richiamare su di noi l'attenzione, quasi vorremmo essere trasparenti, poi quando intorno il clima ci appare non ostile, quando abbiamo un po' ripreso forza e coraggio, allora nutriamo forte il desiderio di poter dire la nostra ed essere ascoltati e ci piacerebbe persino che gli altri accettino i nostri suggerimenti.

In pochi minuti, dal voler essere mimetizzati tra gli altri, uno dei tanti, senza caratteristiche speciali, insomma una persona "normale" passiamo al desiderio di essere uno che si sente speciale e arde dal desiderio di esprimere la propria individualità.

            Ecco, proprio questa è la "speciale normalità", quella che rende ogni persona un'unità unica e irripetibile, con pregi e difetti, carenze  ed eccellenze.

Una certezza almeno condividiamo: integrazione piena e inclusione solo da qui possono nascere e solo nel riconoscere che ogni normalità è speciale trovano nutrimento.  Buon lavoro a noi tutti!

 

Cordialissimamente,

Giancarla Mandozzi

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