nascondo per ... scoprire

nascondo per ...scoprire

 

 

            Se è vero e provato che per comprenderla  meglio occorre allontanarci dalla situazione vissuta, dall'immagine che abbiamo di fronte e tanto più è coinvolgente, grande, tanto più aumenterà la distanza che dovremo frapporre tra lei e noi proprio per osservarla dall'esterno e se siamo concordi che pregi e difetti, luci e ombre del mondo in  cui viviamo arrivano a noi inevitabilmente distorti proprio perché ci siamo immersi, allora non dovremmo meravigliarci se per vedere meglio si può...nascondere alla vista.

            Sto riferendomi ad una tecnica ben precisa, il Caviardage, nato per censurare quanto non poteva né doveva essere visibile alla lettura in documenti, lettere, scritti di vario genere, in contesti bellici o di pace, ed ora usato come una forma d'arte, la cui principale efficacia è quella di consentirci di cogliere l'essenziale in un mare di parole completamente oscurate. Un'essenzialità che senza quel mare nero d'inchiostro non avremmo còlto, pur essendo lì davanti a noi visibile, visibilissima.

 

            Il termine CAVIARDAGEè di origine francese: caviar, caviale, e potrebbe essere tradotta come  “cavialeggiare”, cioè, all’incirca “annerire”: annerire parole e frasi nella pagina  che non ci appaiono rilevanti, e lasciare in evidenza solo alcune, poche (o numerose, così che insieme, andranno a formare una frase, un pensiero, un componimento poetico) che avranno il potere di restituirci il significato profondo più ancòra che dell'intera pagina, di un tratto della nostra vita.

            Può certo essere considerato un esercizio divertente, e infatti è molto gradito a ragazzi  e ragazzini che a scuola si sentono così protagonisti  di fronte alla pagina, senza timore di rimproveri perché scarabocchiano o cancellano, anzi invogliati e spronati a farlo. Ma, in realtà,  è molto di più: si comincia con l'annerire o, se si preferisce, coprire completamente con un colore le parole che non ci interessano e poi? è da qui che inizia il vero esercizio: la costruzione del NOSTRO pensiero con le poche (o tante) parole che abbiamo lasciato intatte dal testo e che emergono da un mare completamente nero o colorato. E ci troviamo a contatto con noi stessi con ciò che le parole "in chiaro" evocano, suggeriscono e non definiscono, muovendo e agitando frammenti di ricordi, progetti, illusioni, episodi del passato, vaghi timori, riallacciando emozioni e chissà cos'altro, ed è allora che addirittura ci sentiamo capaci di "creare" e, senza necessità di altra perizia ci troviamo a disegnare un’immagine che stia a significare il nostro pensiero sopra la parte del testo annerito o in altro foglio, con disegni, collage, usando tecniche e strumenti, pennarelli o matite, con l'entusiasmo proprio dell'artista che si è ri-trovato.

            E come ci siamo sentiti  liberi di scegliere le parole che più ci sono congeniali, quelle che ci suonano meglio, per noi più significative, anche solo a livello emozionale, così ci sentiamo liberi di combinarle allo scopo di creare un pensiero che parla di noi, liberi di disegnare, creare o solo scarabocchiare, tracciare linee rette, curve…con una formidabile consapevolezza: quello che produrremo non sarà valutato come giusto o sbagliato, bello o brutto, semplicemente sarà frutto dell’ispirazione del momento, del nostro vissuto personale e della rielaborazione razionale cognitiva che ne abbiamo operato. 

            Possiamo scegliere infine un titolo e siglare la nostra opera che rimarrà come àncora a cui volentieri ciascuno di noi tornerà, quando vorrà provare la gioia di sentirsi capace di cogliere emozioni e di creatività, alimenti fondanti di una autostima a volte in difficoltà.

            Quello che segue è un testo che ho assemblato proprio per un esercizio di Caviardage .  Lo propongo qui in formato JPG perché mantenga anche i caratteri e le spaziature originali, funzionali alla correttezza dell'esercizio e rigorosamente senza colore.

Volete provarlo?

Cordialissimamente,

Giancarla Mandozzi

 

 

 

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