l'eccesso di... richiesta di aiuto

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l'eccesso di... richiesta di aiuto

 

            Imparare a chiedere aiuto è più che necessario al nostro equilibrio, è la cartina di tornasole della nostra autostima e allo stesso tempo della capacità di riconoscere e accettare  i nostri limiti, il che è fondamentale per chiedere aiuto quando ne abbiamo bisogno. Se la nostra richiesta di aiuto è l'effetto di tali competenze, l'aiuto che otterremo non ci farà provare imbarazzo, non ci farà sentire meno bravi di fronte a noi stessi e serenamente ci sentiremo di ringraziare chi ci ha ascoltato; nell'ipotesi in cui l'aiuto richiesto non verrà o verrà da altri a cui non l'avevamo richiesto, non ci sentiremo le uniche vittime desolate in  questo mondo di approfittatori, bensì prenderemo atto che se il nostro obiettivo non sarà raggiunto pienamente, in quanto le nostre possibilità non arrivano a tanto, gli sviluppi successivi potrebbero includere un dedicarci ad allenare attenzione e competenze proprio in quella direzione per aumentare la nostra autonomia.

 

            Questa richiesta di aiuto e queste modalità valgono per situazioni di lavoro, per scelte non determinanti anche se importanti della nostra vita, come intraprendere uno sport che non abbiamo mai praticato, o un itinerario di viaggio non sperimentato, ...ma quando la richiesta di aiuto riguarda un nostro personalissimo problema interiore, allora tutto si fa più complicato, urgente, gigantesco e proviamo la precisa sensazione che una sola persona, per quanto qualificata, non possa bastare per risolvere il nostro problema e più numerose saranno le persone qualificate che coinvolgeremo più sarà facile risolverlo.

A esperti, specialisti qualificati sentiamo di dover raccontare il nostro malessere dal quale abbiamo volutamente tenuto fuori i familiari (piccola svista: sarà mai possibile nascondere il nostro segreto malessere ad un familiare che sia poco poco attento a come ci muoviamo, a come sospiriamo, a come ci innervosiamo da qualche tempo? sarà sufficientemente credibile quel: Non ho niente!  con cui chiudiamo drasticamente ogni timida domanda?).

            Il dato di fatto è che specialisti qualificati ce ne sono e tanti e pure facilmente  raggiungibili (internet a questo anche serve, no?) e così comincia ...l'avventura: nella città in cui abitiamo passiamo in rassegna gli specialisti dell'anima, dalla città ci spingiamo ansiosi altrove a cercare nomi celebri che ci diano maggiore garanzia, allertiamo l'orecchio ogni volta che qualcuno vicino a noi parla di sintomi che un pochino assomigliano ai nostri e con aria apparentemente distratta cerchiamo di carpire informazioni per sapere come gli altri si muovono in circostanze simili e, intanto, studiamo il nostro malessere, quel senso di oppressione interiore non ben definito che ci incute tante paure di malattie subdole, fino a quella della morte improvvisa, nonostante siamo consapevoli di avere una salute fisica ineccepibile e intanto soffriamo in totale solitudine, talvolta nella evidente incomprensione di chi ci è vicino che vorrebbe vederci felici proprio perché ci vuole un gran bene.

            Accade che dopo tanti tentennamenti scegliamo un...counselor. Bene! Ma il nostro affanno a mettere insieme pareri diversi e strategie diverse per risolvere il problema si interrompe in brevissimo tempo e la gioia di aver trovato chi lealmente desidera e può prendersi cura di me si scioglie...come neve al sole di marzo e in contemporanea consulto, come è giusto il mio medico di famiglia, la dott.ssa neurologa che mi ha già curato in passato e, su consiglio di qualche conoscente entusiasta, perché no, pure una cartomante.

            In un mondo quale è il nostro di ultra specializzazioni, uno degli effetti che dobbiamo constatare è proprio questo e non credo di essere unica counselor ad avere talvolta con la persona che chiede aiuto una doverosa priorità: aiutarla a liberarsi dai condizionamenti, dalla situazione di confusione e di pareri contrapposti che la bloccano nel problema proprio perché ne propongono antitetiche soluzioni.

Fidarsi e affidarsi è difficile ma è la unica modalità che può restituirci a noi stessi, sempre che non diventi un'ulteriore forma di... eccesso

 

 

Cordialissimamente,

Giancarla Mandozzi

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