Amore e...

amore

AMORE E... “L'amore colpisce in modo subdolo, spesso improvviso.  È un sentimento irrazionale che penetra dolcemente e invade tutto l'organismo, come un'endovenosa che si diffonde capillarmente e che modifica il nostro modo di pensare e di agire.  Provocando, a volte, una narcosi totale”. Piero Angela, Ti amerò per sempre, 2005   “L’amore rende felici ma anche audaci e teneri”. Lo dimostra un esperimento, rivela Kast: “Londra, fine anni ‘90. Con un e-mail gli studiosi del cervello Andreas Bartels e Semir Zeki sollecitano diverse migliaia di studenti della capitale inglese e dei dintorni a farsi vivi nel caso in cui si sentano “truly, madly and deeply” (veramente, follemente e profondamente) innamorati. Rispondono in 70, tre quarti dei quali donne. I due scienziati invitano le studentesse e gli studenti a presentarsi al dipartimento di neurologia cognitiva dell’Univesity College di Londra. Per andare a fondo dei loro appassionati sentimenti, chiedono ai candidati di descrivere brevemente le loro relazioni, li intervistano uno per uno e scelgono infine undici donne e sei uomini che si distinguono tutti per una qualità: sono perdutamente innamorati. La scelta risulta chiaramente azzeccata.

Nel rispondere a un questionario psicologico sull’amore, già sottoposto in precedenti indagini a dozzine di innamorati, le cavie umane ottengono valutazioni massime. Il dato è successivamente confermato anche da un test eseguito con la macchina della verità, nel corso del quale gli scienziati verificano le relazioni epiteliali degli esaminati. Quando diventiamo nervosi, cominciamo a sudare e di conseguenza la nostra pelle diventa un miglior conduttore di elettricità. La reazione è inconscia e non possiamo influenzarla con la volontà. Per questo la macchina della verità registra non soltanto le pulsazioni e la frequenza del respiro ma anche le modifiche di conduttività della pelle. E in effetti le misurazioni dimostrano che basta mostrare alle cavie le fotografie degli amati partner perché si verifichino lievi sudorazioni.

L’esperimento può cominciare.  I ricercatori sottopongono gli studenti prescelti alla risonanza magnetica e ne registrano le attività cerebrali mentre guardano su uno schermo l’immagine del loro amore. Risultato: le giovani e i giovani innamorati si trovano in uno stato simile a quello in cui sarebbero se avessero appena aspirato una pista di cocaina. Le regioni cerebrali correlate alle sensazioni di felicità s’illuminano, mentre altri settori del cervello connessi con il cattivo umore - per esempio, il lobo frontale destro - risultano come disattivati. Nel linguaggio specialistico, il lobo frontale è detto anche “corteccia prefrontale”.

E’ una zona cerebrale situata direttamente dietro la fronte e ha le dimensioni di una palla da biliardo. Nei pazienti che soffrono di depressione la corteccia prefrontale destra è spesso particolarmente attiva. Una recente terapia contro la depressione consiste nel frenare l’eccessiva eccitazione di questa zona cerebrale finita fuori controllo mediante una forte stimolazione magnetica applicata al cranio. La sovreccitazione regredisce, il buonumore sale. Questo significa: la visione del volto della persona amata provoca l’effetto di un vero e proprio antidepressivo! Non solo il lobo frontale destro, ma anche una parte dell’amigdala spegne la sua luce neuronale alla vista dell’amato. Situata in profondità all’interno del cervello, l’amigdala esiste in una duplice edizione: nell’emisfero cerebrale sinistro e in quello destro.

E’ una struttura che si potrebbe anche definire il centro cerebrale della paura e dell’aggressività, perché è una zona che si attiva ogni qual volta abbiamo paura o ci arrabbiamo. Quando cessa l’attività dell’amigdala scompaiono anche la paura e la rabbia” . La scienza ha scoperto l’amore come oggetto di studio. Negli ultimi anni sono sorti laboratori di studio sull’amore, aumentate esponenzialmente le pubblicazioni scientifiche aventi oggetto la relazione amorosa, e fenomeni come la gelosia, la scelta del partner, la monogamia sono sempre più sotto osservazione.  Secondo la psichiatra Donatella Marazziti, dell’Università di Pisa, una persona innamorata si trova in uno stato paragonabile a quello di chi soffre di ossessioni. Quando ci innamoriamo, sono i nostri pensieri ad assumere un carattere coatto.

Per verificare l’ipotesi, la dottoressa ha svolto un’indagine su venti studentesse e studenti che si erano innamorati negli ultimi sei mesi: gli stessi hanno ammesso di concentrarsi unicamente sull’oggetto dei loro desideri per almeno quattro ore al giorno. Un’analisi del sangue ha rilevato inoltre che la serotonina era scesa in loro a un livello patologicamente basso. Si può quindi accertare anche biochimicamente un denominatore comune tra nevrosi e innamoramento.  Sarebbe però limitante equiparare l’innamoramento con la carenza di serotonina, in quanto diverse altre componenti sembrerebbero entrare in gioco nell’amore.

E’ possibile, tuttavia, che la scarsità di serotonina nel cervello sia una delle ragioni del fatto che, quando ci innamoriamo, siamo spesso anche inquieti e depressi. L’osservazione orienta l’attenzione sull’aspetto doloroso della passione, tuttavia essa non è in contraddizione con il suo aspetto gioioso e di ricca partecipazione. La componente più importante, quella che va oltre l’innamoramento, diventando amore può essere imparata.  John Gottman, psicologo e matematico, ha identificato cinque modi comportamentali che preannunciano la fine di una relazione: critica, difesa, disprezzo, ritrarsi e dimostrazione di forza. D’altro canto, è possibile anche individuare alcuni atteggiamenti e comportamenti universalmente validi che possono contribuire allo sviluppo di un rapporto sano e intenso. Nonostante ciò, il numero di single è cresciuto esponenzialmente negli ultimi anni e il fenomeno della solitudine è particolarmente evidente nelle grandi città.

Allo stesso tempo, decresce costantemente il numero delle persone che decidono di sposarsi. Viceversa, sono aumentate le percentuali dei divorzi. Le statistiche hanno addirittura rilevato che la propensione alla separazione rafforza se stessa: il rischio che il matrimonio di figli di divorziati finisca è di molto superiore a quello che hanno i figli di persone che continuano nel tempo ad avere intensi legami amorosi.  Si potrebbe pensare che i single vivano bene anche al di fuori di una stabile relazione, tuttavia il fenomeno sembra maggiormente mediatico che reale. I single sono, in genere, non solo più infelici, ma si sentono più spesso soli, sono più egocentrici, lunatici e meno ottimisti di chi vive in coppia. Non solo, un sondaggio rappresentativo ha evidenziato che gli uomini coniugati danno voti migliori alla loro vita sessuale.

Gli sposati sono anche generalmente più felici, come è stato evidenziato in 16 paesi e in numerosi gruppi etnici. “Il dato di fatto meglio assodato e confermato da numerosi studi è che le persone sposate sono più felici di tutte le altre. La condizione matrimoniale è un fattore di felicità più importante della soddisfazione sul lavoro, di quella economica e di quella che possono dare altre forme di vita comunitaria” (intendendo per matrimonio ogni unione dettata dall’amore, non obbligatoriamente basata su un certificato) suggerisce Seligman. “L’amore reciproco restaura l’antico nostro essere perché tenta di fare di due una creatura sola e di risanare così la natura umana” ; un’educazione emotiva può essere in questo senso molto utile.  In un’inchiesta, il 76% di un campione nazionale di coppie sposate indicarono l’amore come una delle due principali ragioni del matrimonio; la seconda, il desiderio di avere bambini, fu indicato solo dal 24 per cento. Il sesso veniva al terzo posto, ma molto distanziato, con il 16 per cento per gli uomini e l’8 per cento per le donne.  Taluni hanno cercato di vedere nel bisogno d’amore un segno di inadeguatezza.

Secondo Casler, ciò che è patologico non è l’amore ma il bisogno di amore, “una persona che non possiede le risorse interiori per stare in piedi da sola riesce in genere a servirsi di qualcun altro con la sua stessa incapacità” .  Martinson considera più in particolare il bisogno di sposarsi: “chi si sposa dimostra dei sensi di inferiorità dell’io più profondi di chi rimane solo” . Freud e Reik ritengono che nell’amore si rifletta il mancato conseguimento dei propri ideali che vengono invece percepiti nel partner. L’amore vissuto come dipendenza è considerato da alcuni un esempio di personalità inadeguata e da altri una reazione umana fondamentale.

Peele individua un’analogia fra l’uso delle droghe e l’uso di un altro essere umano come fuga da se stessi. Il concetto di amore come dipendenza viene sviluppato anche da Solomon e Corbit, ma spiegato come una reazione umana naturale. Essi spiegano che la maggior parte delle sensazioni sono seguite dalle loro reazioni opposte. La teorizzazione dei due autori tuttavia esclude i fattori culturali e quelli relativi alla personalità dall’analisi e non spiega come mai alcuni traggano piacere e gioia dal rapporto della persona amata e come mai questo non diminuisca con il tempo. Se si considera l’amore non come qualcosa che debba stimolare la crescita della persona amata, ma come una situazione che riflette solo un forte attaccamento emotivo, in genere accompagnato da una relazione sessuale, la presunzione che la personalità inadeguata ne sia una delle possibili origini difficilmente può essere messa in discussione.  Sperling ha dimostrato sperimentalmente come il senso di inadeguatezza possa portare a forme patologiche di “amore disperato”, che attiva tematiche quali sensazione di fusione con la persona amata, desiderio opprimente e ansia di essere ricambiati, difficoltà di verifica della realtà del rapporto, angoscia da separazione, abissi di tristezza e infelicità.

Le personalità adeguate possono in questo senso “vivere senza”, in modo autonomo e sperimentare anche più relazioni. Secondo May, uno dei padri fondatori della psicologia umanistica e del counseling, l’uomo non è monogamo e sperimentare una sola relazione alla volta può essere disfunzionale per la coppia. Se si considera invece ciò che si preferisce e non ciò di cui si ha bisogno, risulterà che le personalità più adeguate cercano una relazione amorosa che preferibilmente porti al matrimonio. La maggioranza degli autori ritiene infatti che amare sia un fenomeno normale e che solo una personalità inadeguata sia incapace di farlo. Sullivan e Harlow hanno evidenziato che è probabile che questa inadeguatezza nasca da una mancanza di calore, fiducia e sicurezza nel contatto tra madre e bambino. Alcuni studiosi ritengono che la capacità e la propensione ad amare derivino da una sovrabbondanza di senso di adeguatezza e che essa sia la conseguenza inevitabile dell’energia che si rende disponibile quando ci si è liberati dalla preoccupazione nevrotica di se stessi. 

L’amore non ha solo una componente individuale, ma anche sociale, scrive Greenfield: “l’amore romantico è un complesso comportamentale le cui funzioni consistono nel motivare gli individui - qualora non vi sia altro mezzo per farlo - a svolgere la funzione di marito padre e di moglie madre e a costituire un nucleo familiare, necessario non solo alla riproduzione e alla socializzazione, ma anche al mantenimento dell’ordine costituito di distribuzione e di consumo di beni e servizi e, in generale, al buon funzionamento e alla stabilità del sistema sociale” . La teoria di Greenfield però non mette in luce, ed è doveroso farlo, che le regole non vengono rispettate solo perché sono state inculcate, ma perché portano a dei benefici; quando ciò non accade, infatti, l’obbedienza può venire meno. 

Il lavoro di Knupfer, Clark e Room mostra che gli uomini soli (in particolare quelli che hanno superato i trent’anni), sono molto più infelici e incapaci di funzionare adeguatamente. I dati che si riferiscono alle donne sole, rispetto alle sposate sono alquanto incerti. Sembra tuttavia accertato che in linea generale, gli esseri umani, quando i loro bisogni emotivi e sessuali vengono soddisfatti in un rapporto amoroso, manifestano modalità di funzionamento migliori in senso assoluto.   Per concludere, l’amore nasce dall’interdipendenza emotiva, siamo esseri sociali e ognuno di noi ha bisogno dell’altro per poter vivere meglio e più adeguatamente. “Sentire che il partner è “lì per te” crea una buona relazione e facilita sentimenti di amore. Invece i sentimenti di insicurezza sono associati generalmente con una scarsa soddisfazione e in alcuni casi sono fonte di conflitto. Questo è ciò che avviene nell’amore ossessivo”. “Le coppie dovrebbero combattere per l’amore con tutti i mezzi a loro disposizione - sostiene Acevedo – e le coppie che stanno insieme da molto tempo e desiderano tornare al loro esordio romantico dovrebbero sapere che si tratta di un traguardo raggiungibile che, come molte cose positive nella vita, richiede energia e devozione”.  

BIBLIOGRAFIA

Acevedo, B.P., Aron, A., Does a long-term relationship kill romantic love?, in Review of General Psychology, Vol 13 (1), 2009

Casler, L., Is marriage necessary?, Human Science Press, New York 1974

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Knupfer, G., Clark, W., Room, R., The mental health of the unmarried, in American Journal of psychiatry, 122, 1966

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Reik, T., Of love and lust, Farrar, Strauss & Cudhay, New York 1957

Solomon, R.L., Corbit, J.D., An opponent process theory of motivation. Temporal dynamics of affect, in Psychological review, 81, 1974

 

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