Stili genitoriali nei…cartoni animati

 

Stili genitoriali nei…cartoni animati

 

            Proprio così: un modo per vederci, noi genitori, allo specchio è dedicare alcuni minuti ad osservare come il ruolo di genitore è esplicitamente -molto esplicitamente- presentato nei suoi punti più imbarazzanti dai ...cartoni animati.

(propongo il link apparentemente, ma solo apparentemente, divertente: http://youtu.be/Y85_cggg-VU,  durata13’ 39’’).

            Le situazioni e le immagini, spesso riferite al mondo animale, che tuttavia un po' come il mondo degli Dei pagani riflette le caratteristiche dell'umano, arrivano dritte al segno e scopriamo come siamo, come siamo visti dal figlio, quale stile di genitore interpretiamo.

Può essere un'esperienza destabilizzante quella di comprendere in pochi istanti che abbiamo costruito un castello di sabbia su di noi e sulla relazione con il figlio, ma è ciò che occorre per lasciare quella comoda abitudine che avevamo di vederci come credevamo di essere o essere visti, pur con tutti i nostri dubbi e le incertezze di genitore sempre più frequentemente in ansia e allarmato: ...Ma se mi comporto in modo troppo rigido e poi...sbaglio? Ho  provato ad essere impositiva su una regola...ma poi è una fatica reggerla.... ..Ma se poi comportandomi così perdo il dialogo con mia figlio/a? ...

 

            Agli esperti che ci offrono risposte poco rassicuranti in merito agli errori fatali  di cui inevitabilmente e inconsapevolmente il genitore dissemina la sua relazione con il figlio, voglio invece preferire la posizione di Giovanni Cozzolino che ci offre l'opportunità di "vedere" il problema con altra prospettiva quando afferma:

fare il genitore non è assolutamente difficile, la reale difficoltà e’ abbracciare il ruolo e quindi agirlo".

            Già il ruolo! In ogni situazione che l'adulto si trova a vivere torna con forza la necessità di tenere presente le peculiarità del proprio ruolo, di esserne consapevole e di attenersi ad esse: è per questo che ad un genitore non è affatto richiesto di essere amico del figlio, in quanto il suo ruolo è essenzialmente di aiutare il figlio a crescere armonicamente, cioè a valorizzare le proprie doti e superare o minimizzare i propri limiti.

La relazione genitore/figlio è una relazione asimmetrica, né può essere diversa per la responsabilità connessa appunto al ruolo di genitore e l'atteggiamento amichevole e condiscendente che a molti genitori appare come la strada più facilmente percorribile per evitare scontri con il figlio (ripetuti e ...fisiologici nell'età adolescenziale del rampollo) è sostanzialmente la rinuncia al proprio ruolo, coincide con una sorta di deresponsabilizzazione del genitore che demanda  la responsabilità della crescita al...figlio.

Paradossalmente, la soddisfazione con cui un genitore afferma "in famiglia non litighiamo mai" può essere il segno che in famiglia non si dialoga mai, non si comunica, perché in effetti  per comunicare non è sufficiente parlare, dire con fermezza e precisione ciò che vogliamo:  per comunicare, occorre che restiamo molto attenti al feedback che il nostro interlocutore ci rimanda non solo a parole, bensì con atteggiamenti e comportamenti. Una relazione non faticosa non è una relazione significativa, dice l'esperto.

            D'altro canto è essenziale al ruolo di genitore stabilire con il figlio una relazione serena improntata al dialogo piuttosto che alle minacce e ai rimproveri.

Abbiamo mai provato a chiederci, noi genitori quali parole ci vengono in mente quando sentiamo pronunciare la parola genitore, o quando pensiamo ai nostri genitori, o quando pensiamo a noi stessi come genitore?

            Forse ci scopriamo genitori "iper": iper ansiosi, iper protettivi, iper critici, perfezionisti..., in un sistema famiglia in cui si intrecciano, che lo vogliamo o no, interazione circolare, retroazione (ogni azione provoca riposta degli altri), coesistenza di due opposte tendenze, come il mantenersi stabile e nello stesso tempo  accettare il cambiamento. E quando mai il cambiamento di un sistema è stata impresa da poco?

            Proviamo anche a chiederci quali siano i confini di ciascun componente  nella nostra famiglia: sono rigidi, per cui manca una buona comunicazione, o confusi, al punto che le emozioni e i ruoli dell’uno tendono a confondersi in quelli dell’altro, o "semplicemente" definiti, quindi delimitano lo spazio personale e tuttavia sono permeabili ?

            Da questi interrogativi emergerà la consapevolezza di ciò che siamo e di come conduciamo la nostra relazione con il figlio e scopriremo quanto determinanti siano le nostre convinzioni, radicate, tenaci e solo apparentemente silenti.

            Prossimamente ci occuperemo di  modelli genitoriali e copioni di vita.

 

Cordialissimamente

Giancarla Mandozzi

 

 

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