Facile? No, grazie (3) Bisogni Educativi Speciali e Normali...

 

Facile? No, grazie (3)

 

Bisogni Educativi Speciali e Normali...

(prima parte: i Bisogni Speciali del docente)

 

            L'ambito di riferimento è la scuola, dalla Scuola dell'Infanzia alla Secondaria di II grado, e centro della nostra attenzione i due protagonisti del processo insegnamento/apprendimento: il docente (prima parte)  e l'alunno (seconda parte).

Scuola è:

Stili di apprendimento/insegnamento

Comunicazione

Uguale valorizzazione

Opportunità

Laboratorio/studio

Ascolto.

 

            Repetita iuvant e anche se non è questa la generalità delle scuole italiane, ribadisco che una scuola così -come l'ho vissuta da docente e tuttora sento-  non vorrà mai essere avulsa dalla realtà, non sarà un mondo autoreferenziale e svincolato da ogni legame, sarà piuttosto un centro propulsore di corrette ed efficaci relazioni con le famiglie degli alunni, sarà aperta al sociale, al territorio, dialogherà con le istituzioni, sarà disponibile a tentare ogni volta soluzioni che, ricche delle esperienze pregresse, possano risultare più efficaci.

            Più frequentemente, lo sappiamo bene,  la scuola sembra proprio intenta a rispettare gli stereotipi più limitanti e malevoli con cui viene definita e in quanto naturalmente specchio della nostra società ne porta marchiati a fuoco le caratteristiche peculiari...non sempre positive. Per andare dritto al cuore del problema, è in questa scuola -quella sentita e desiderata e quella reale- che i docenti si trovano ad operare in condizione spesso di totale solitudine, sommersi più che aiutati da norme che avvertono come imposizioni e interferenze, non raramente circondati da generale indifferenza/incomprensione di genitori, alunni, opinione pubblica.

            In questa scuola, con queste difficoltà legate alla professione e al ruolo che lambiscono e talvolta colludono con quelle  esistenziali, in tempi sempre più ravvicinati, tra D.M. e  C.M. di attuazione della DIRETTIVA è esploso e si riapre ogni giorno il complesso, urgente, insidioso  capitolo dei BES.

            Come reagisce, in tale situazione, il docente che avverte tutta la gravità del suo ruolo ed è animato da forte desiderio di rispondere ai bisogni di ciascun alunno?

Nessuno escluso, in ogni ordine e grado della scuola italiana, tutti i docenti vengono letteralmente travolti, loro malgrado, in un circuito di adempimenti, certificazioni che sentono estranei al nucleo fondante del loro ruolo; neppure i docenti della scuola dell'infanzia ne sono esclusi, proprio a loro  sono rivolti i progetti di "lavoro precoce", di riconoscimento precoce cioè di eventuali bisogni speciali dei bimbi, attraverso le due fasi di esplorazione e osservazione.

            Nel momento in cui il docente non si sente in grado di rispondere adeguatamente alle richieste di ciascun alunno, che pure riconosce come un'esigenza primaria, entra in una condizione emotiva di implosione: si convince che non riuscirà mai a farcela, si rassegna ad un ruolo altro da quello che amava, si adatta ad un lavoro quasi di esecutore di indicazioni e prescrizioni, si convince che sia lui /lei il problema (visto che i colleghi accettano la situazione con una certa tranquillità). Così preso dalle sue difficoltà e chiuso in  se stesso, il docente lascia cadere nello sfondo i bisogni di ciascun alunno e mette in figura i suoi bisogni vilipesi, contrastati, negati, sperimentando personalmente e vivendo giorno dopo giorno la condizione di  drop out, proprio come i ragazzi che a sedici anni decidono di lasciare gli studi perché non trovano alcun motivo valido per continuare ad andare a scuola. Il docente si sente spinto fuori, cacciato fuori dal sistema, da quel mondo della scuola in cui pure vorrebbe ancora credere e realizzarsi, sente di non avere parte nel sistema, si sente lasciato andare senza che nessuno tema il suo allontanamento: perde il gusto di stare in aula, di preparare la lezione del giorno dopo fino a tarda notte (com'era sua tenace e gratificante, persino, abitudine), non trova più risposta alla sua domanda di senso, il legame con quel filo a doppio nodo tra sé e l'alunno che ha nutrito la sua identità è compromesso, la sua autostima precipita.

            In un recente incontro di formazione con i docenti della mia città su Bisogni educativi Speciali e Normali, dopo aver raccolto queste stesse sensazioni, accompagnate da un profondo disagio interiore, essenzialmente dovuto alla disaffezione dal proprio lavoro, la mia proposta è stata quella di  sostenere ciascuno perché rifondasse l'autostima, rovesciando la sensazione di essere spinti fuori dal sistema e ri-entrando con energia nel difficilissimo amato coinvolgente ruolo di docente per riappropriarsene come facilitatore di cambiamento, professionista dell'ascolto.  Un itinerario ambizioso certo e tuttavia irrinunciabile: ritrovare risposta alla domanda di senso è elemento basilare per ri-costruire la propria autostima e una rinnovata motivazione.

            Le risposte dei presenti al breve questionario finale hanno confermato le priorità che la formazione del docente in questo preciso contesto deve considerare: 1)la necessità profonda e urgente di ogni docente di essere ascoltato, 2) l'efficacia immediata di una condivisione obiettiva dei problemi. In effetti, tutti i docenti, nessuno escluso, hanno dichiarato che dalla condizione di confusione e dubbi, in cui erano all'inizio dell'incontro, si sentivano, alla fine dell'incontro, capaci di riattivare risorse ed energie per agire (i questionari proposti alla conclusione di ogni incontro sono disponibili per chi volesse farne richiesta).

            Per tutta la durata dell'incontro, sullo schermo alle mie spalle giganteggiava un'immagine con una didascalia: visto da vicino, nessuno di noi è normale e, per tutta la prima parte dell'incontro, al centro del nostro interesse è stato il docente che, avvolto e soggiogato dal suo disagio, pur conoscendo le sue qualità, riconoscendo le sue competenze, la sua voglia di impegnarsi e accettare il cambiamento, non riesce ad esprimere il grande potenziale che ha in sé, non riesce a risanare, ritrovare la propria autostima.  I suoi legittimi bisogni inascoltati si sommano in una condizione di svantaggio che gli preclude il raggiungimento di un obiettivo essenziale per il docente quanto per ogni singolo alunno: il Benessere, inteso come espressione piena ed equilibrio delle proprie capacità, competenze, modalità di essere.

            I legittimi bisogni normali, addirittura impliciti nel ruolo di docente, diventano un Bisogno Speciale, che richiede sostegno, aiuto specifico, mirato, competente, per essere soddisfatto e per ciascun docente quell'aiuto dovrà essere personalizzato, perchè ognuno pur nel generale bisogno di ascolto, ha un bisogno assolutamente  suo che chiede di essere ascoltato, compreso, risolto.

            È così che ho visto mutarsi l'espressione del volto, lo sguardo, persino l'atteggiamento di ognuno dei presenti, come folgorati di fronte ad una scoperta. Per la prima volta, ognuno di loro si è sentito protagonista nella pur difficile situazione insieme ai propri alunni: ciascuno di loro viveva un bisogno speciale, esattamente come ciascun alunno e questo era ...tutto.

Capire questo e desiderare di trovare insieme strategie efficaci rinnovate, modificate o già consolidate per accogliere ogni bisogno, compensando con adeguati strumenti eventuali difficoltà è stato un impulso unanime.

            Allora, nei prossimi incontri tutto sarà facile? Come docente, come counselor e tutor d'aula, rispondo con  grande convinzione: no, grazie, nella strada verso la crescita non c'è nulla di semplice e la difficoltà esalta la qualità del nostro impegno.

 

 

Cordialissimamente,

Giancarla Mandozzi

 

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