Facile? No, grazie (2) l'A B C a scuola e nella vita...

Facile? No, grazie (2)

 

l'A B C a scuola e nella vita...

 

A B C, ovvero Ascolto Bisogni Comunicazione: è da qui che occorre ripartire per fondare su valori condivisi, su rispetto reciproco delle diversità, ogni relazione interpersonale. Ciò che può sorprendere è che Ascolto Bisogni Comunicazione sono posti in sequenza perfetta e non ci gioverebbe (per non dire che comprometterebbe seriamente ogni risultato) scompaginarli, porli in un ordine diverso: per prima cosa ognuno di noi è chiamato ad affinare le sue capacità di ascolto, un ascolto attivo, profondo, partecipe,  attento ai propri bisogni e ai bisogni altrui;  solo allora potrà essere in grado di comunicare con se stesso e con gli altri. Non è una sorta di raffinata recente strategia riferita ad un settore specifico ed elettivo delle attività umane, non è prodotto di marketing di una cultura dominante, è la condizione implicita di ogni uomo, in ogni cultura.

 

            Se ne fa un gran  parlare, è vero, ma parlare insistentemente e con enfasi crescente ovunque e dovunque di un problema non equivale a risolverlo, anzi mi arrischierei ad affermare che parlarne a dismisura è la strategia più adatta per allontanare l'interesse dal problema e ancor più dalle possibili soluzioni.

Una blanda (e neppure tanto blanda) forma di narcosi, di addormentamento che sposta l'attenzione dal nucleo problematico a ciò che tutt'intorno lo circoscrive: ecco come potremmo definire il parlare e parlare ancora, in eccesso di una questione.

            Ripartiamo dall' A B C, da ciò che è basilare per il nostro equilibrio di adulti, tra appartenenza-identità-diversità e per la crescita armonica delle giovani generazioni che hanno tutto il diritto di provare a costruire quell'equilibrio, a partire dalla scoperta che la loro identità si delinea dallo scontro/incontro con la diversità, con l'altro.

            In primis gli educatori, genitori, docenti e ogni figura di sostegno all'educazione, dagli allenatori sportivi ai componenti dell'équipe Centro Informazione e Consulenza delle scuole secondarie di II grado, ai counselor, psicologi...sono chiamati ad agevolare questo processo ascoltando i bisogni propri e quelli del bambino, ragazzo, giovane e ad affinare le competenze comunicative. Certamente non è compito facile, ma addirittura diventa impossibile quando troppi bisogni restano inascoltati proprio nell'adulto che, conseguentemente, percepisce la relazione con le giovani generazioni seriamente compromessa, in assenza di autentica comunicazione.

            In famiglia, come nella scuola italiana, di qualunque ordine e grado, nell'adulto sempre più frequentemente prevale la voglia di fuggire e sfuggire ad un ruolo educativo non condiviso, vilipeso, messo a rischio con un bombardamento mediatico continuo di messaggi diseducativi terribilmente efficaci. Piuttosto che agire, l'adulto finisce per re-agire alle continue emergenze di una relazione difficile che mina la propria autostima, tanto più quanto più avverte forte e importante la richiesta di ciascun bambino, ragazzo, giovane di cui si sente responsabile: "Aiutami a...".

Non è "mamma, papà, maestro, prof. fai tu quello che io non sono in grado di fare", è proprio "aiutami a far sì che io possa essere autonomo, fare da solo".

Il fatto è che per ogni bambino, ragazzo, giovane quella stessa richiesta allude ad un preciso particolare aiuto per una specifica debolezza, carenza, difficoltà assolutamente individuale; e c'è di più, allude anche ad un preciso aiuto a coltivare, affinare, consentire che si esprima al meglio una sua dote, una competenza, una qualsiasi elettiva forma di intelligenza che è di livello superiore alla media e che è a rischio di "spegnimento" se non sollecitata adeguatamente. Perché, infatti, se è vero che tanti sono i ragazzi in difficoltà, è una realtà anche quella di ragazzi più dotati, ai quali va dato equanime riconoscimento dei bisogni individuali.

            E così, tra difficoltà ed eccellenze, l'educatore finisce per sentirsi inadeguato al proprio compito, immaginando che per poterlo realizzare occorrano doti da superman che ovviamente non ha. E la diffusa convinzione che la vita e la scuola siano due realtà che poco hanno in comune e chi è bravo a scuola, fallisce nella vita e viceversa, nel vano e improprio tentativo di limitare l'ampiezza del ruolo genitoriale e del docente, non consola neppure un po'. Le convinzioni sono difficili da superare anche quando sono contraddette dall'evidenza, perché sono esse stesse il frutto di esperienze pregresse che talvolta l'adulto mantiene e conserva come taumaturgico emblema della sua coerenza ("l'ho sempre detto, ed infatti è così!"), ma se per un attimo riuscissimo ad evitare pre-giudizi e convinzioni radicate potremmo scoprire che la scuola italiana ha da sempre (intendo proprio a partire ...dalla Ca' Zoiosa di Vittorino da Feltre) un impianto educativo che insiste sulla necessità di aiutare i giovani ad esprimersi nella vita con principi norme e regole della propria cultura di appartenenza e rispettosi delle diversità. Dunque vita e scuola non in antinomia bensì in sintonia e forse...stiamo entrando nel sogno.

Facile? certamente non lo è. Rispondiamo "no, grazie" perché il compito di contribuire a sostenere la crescita delle nuove generazioni, per quanto complesso, difficile, carico di pesanti respons-abilità, ogni giorno in fieri e in cambiamento,  forse proprio per queste stesse  ragioni è unico, meraviglioso.

            A presto, una riflessione sui Bisogni Educativi Speciali e Normali

 

Cordialissimamente,

Giancarla Mandozzi

 

 

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