quando il pregio è smisurato...

 

carta vetrata

quando il pregio è smisurato...

 

            Ho imparato con il tempo che il mio peggior difetto, in alcuni casi e in alcuni contesti, si è trasformato nel miglior pregio; e viceversa purtroppo!

È un'affermazione che ciascuno di noi forse può sottoscrivere riflettendo su episodi della propria vita: il nostro carattere in effetti è un intricato crocevia di pregi e difetti abbastanza noti a noi e agli altri, ma non sempre coincidenti e soprattutto, in una sorta di assurdo gioco delle parti, ogni qualità è intercambiabile e talvolta interpreta il ruolo di pregio, talvolta di difetto quasi sempre in rapporto alla misura.

            Non abbiamo altra scelta che osservare, comprendere, analizzare il nostro comportamento nel tentativo di decifrare il groviglio interiore che ha un così evidente potere su di noi, sul nostro umore come sulle nostre azioni, idee, convinzioni ... in ogni istante della nostra vita.

 

            Ad esempio, sappiamo bene per averlo più volte provato, che  la nostra capacità di ascoltare, così rara, così apprezzata, è capace di crescere così a dismisura che ci toglie ogni autorevolezza, ogni capacità assertiva, insomma ci rende  incapaci di negoziare e se questo è un male per chiunque, è deleterio addirittura per chi dovesse esercitare il ruolo di educatore, formatore o counselor. D'altro canto la lealtà e la sincerità, indispensabili e rarissime quanto desiderate qualità, quando perdono il senso della misura, quando vengono assolutizzate, avulse dal contesto in cui inevitabilmente invece vanno collocate, si mutano in insensibilità e insolenza.

            Farsi un vanto di non saper fingere, di considerare la lealtà e la sincerità valori irrinunciabili è certamente un bene, ma potremmo ancora definirlo tale quando ci fa sentire autorizzati ad esprimere il nostro parere, a dire "la verità", anche sgradevole quando neppure ci è stata richiesta? Non è soltanto atteggiamento adolescenziale, quello di dire ciò che pensiamo, nonostante tutto e tutti; molti troppi adulti, nella convinzione che "è meglio una brutta verità piuttosto che una bella bugia", finiscono per comportarsi nei confronti degli altri e di se stessi con la ruvidità di una grossolana carta vetrata.

            E che dire dell'altruismo? Ognuno di noi vorrebbe potersi definire altruista e si augura di incontrarne almeno qualcuno sulla sua strada, ma quando le nostre accortezze e abilità si fanno strumento per agire al posto dell'altro, anziché a sostegno dell'altro, per concludere noi quello che l'altro ha con soddisfazione cominciato a realizzare, per correggere all'istante noi e definire con precisione chirurgica (perché per noi è facile, visto che abbiamo un bell'allenamento su progetti e su...tutto) quel vago disegno di progetto che l'altro sta pregustando, che per l'altro rappresenta un passo importante di lento lentissimo avvicinamento a quanto più desidera e che ora ancora confusamente ma piacevolmente occupa la sua mente e i suoi momenti liberi, ...allora possiamo ancora parlare di altruismo? Quanta attenzione e sapienza ci è richiesta, ogni giorno, in ogni istante per mantenere o raggiungere la misura...

            In “Emotivi Anonimi” Angélique è una persona talentuosa, emotiva e sensibile e in quest’ultima caratteristica riconosciamo la sua eccellenza. Ma oltre la soglia della misura, la sua sensibilità diventa panico ed eccessiva paura del giudizio, di ogni giudizio, persino benevolo. Così si nasconde dietro un’identità immaginaria: Facevo la cioccolata a casa mia, nascosta, sconosciuta, la felicità!


           

Qui di seguito la scena dal film Les émotifs anonymes, Jean-Pierre Améris, 2010

http://www.youtube.com/watch?v=tc8QLPkiw7s

 

Il lavoro di ricerca del nostro equilibrio interiore forse è proprio quello che non possiamo permetterci di interrompere...mai.

 

 

Cordialissimamente,

Giancarla Mandozzi

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