Imparare a …sospendere il giudizio

sospendere il giudizio

imparare a …sospendere il giudizio

 

            Che la diversità sia da considerare un arricchimento è opinione diffusa e generalmente condivisa. Sempre più rari sono i casi in  cui qualcuno difendendo la propria posizione, la propria idea, il proprio comportamento come migliore, rifiuta ciò che non è omologabile a sé. Dunque, ne potremmo dedurre che siamo a buon punto nel gestire le relazioni interpersonali e siamo al riparo da rigurgiti di esclusione dell’altro, per un qualsiasi motivo.

            Sembrerebbe… ma provate a chiedere a persone miti e ragionevoli con cui bene vi relazionate che cosa significhi per loro sospendere il giudizio. Per la mia attività di counselor e formatore anche di adulti, mi è accaduto più volte e ogni volta si è creata una situazione tra il comico e il tragico: la prima reazione è di generale e manifesta meraviglia di fronte ad una espressione mai sentita, e la successiva è lo stupore di come sia possibile riuscire a realizzare una simile operazione. I più tenaci a considerarla un esperimento addirittura da evitare sono le persone responsabilmente consapevoli del loro ruolo. Queste alcune delle domande che increduli pongono:

“Ma come è possibile sospendere il giudizio? Vorrebbe dire che non devo più avere una mia idea su niente!”

“Forse posso farlo con persone che incontro di rado, con le quali non ho rapporti di amicizia o legami di alcun genere, ma al lavoro o in famiglia, con le persone che più mi stanno a cuore non è giusto sospendere il giudizio”

“Se io conosco da tempo una persona, come faccio a far finta di ignorare magari i torti che mi ha fatto, o gli errori che ha commesso o i suoi gesti generosi nei miei confronti: sono proprio questi gli elementi che mi aiutano a comprendere la situazione attuale, alla luce di quanto è precedentemente accaduto, altrimenti ogni volta ricomincio da capo…”

Sono solo alcuni spunti e non c’è bisogno di tanta immaginazione per comprendere la resistenza ancora più forte di chi è genitore o docente che sente il suo giudizio come il sostegno migliore che può e soprattutto deve dare al figlio o allo studente.

            Non credo che solo a me accada di scoprire questo lato ingenuo e così umano che mina alle fondamenta le relazioni interpersonali, confondendo, come fossero semplicemente sinonimi, giudizio/valutazione/osservazione/analisi e chissà quante altre operazioni utili alla conoscenza di un problema.

Quando ci troveremo di fronte una o più persone incredule e sconcertate alla sola idea che sospendere il giudizio sia fondamentale per imparare ad ascoltare veramente e autenticamente l’altro, potremo fare affidamento solo sulla disponibilità al cambiamento, non certo qualsiasi cambiamento bensì quello  funzionale a diminuire o risolvere il problema che qualcuno (forse proprio noi) è riuscito a comunicare loro.

Coerente con chi ci induce ad individuare il come, il che cosa accade e qualche soluzione efficace alla situazione problematica, piuttosto che fermarsi ai perché, non resta che far provare concretamente la meraviglia dell’imparare a sospendere il giudizio, un apprendimento difficile, per certi versi antitetico e paradossale rispetto all’itinerario che ognuno di noi  compie per crearsi una propria identità e forse per questo così capace di donarci una indescrivibile sensazione di libertà interiore, di effettiva capacità collaborativa con l’altro.

 

Cordialissimamente,

Giancarla Mandozzi

 

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