alla conquista del NO... positivo

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alla conquista del NO... positivo

 

            Imparare ad usare con proprietà e naturalezza il NO positivo è come scalare una montagna, superare ad ogni momento difficoltà raramente prevedibili eppure implicite nella condizione stessa di adulto.

Se poi il ruolo che abbiamo è quello di educatore, docente, genitore, counselor... un ruolo per cui altri da noi legittimamente attendono sostegno e guida, ci sentiamo caricati di ulteriori responsabilità e, forse proprio per questo, la reazione che mettiamo in atto è quella di sottrarci, di scomparire, di ignorare la voce interiore che ci richiama alla ragionevolezza, all'impegno...e ci esibiamo in un "sì", poco convinto e poco convincente.

Quel sì, pronunciato o sottinteso, implicito in frasi complicate e che parlano di "paletti" rinviati a prossime occasioni, sicuramente ha un  effetto, come dire, soporifero rispetto al problema: il problema resta e sicuramente tornerà a mordere, tuttavia per ora la tranquillità è salva e lo scontro temuto con il nostro interlocutore evitato.

 

E dentro di noi come ci sentiamo? non proprio bene, direi, visto che continuiamo poi per ore a ripensare all'accaduto cercando giustificazioni al nostro comportamento e trovandone anche di convincenti, tanto allenati siamo a cercarle. Giustificazioni a parte, ogni qualvolta annuiamo e accettiamo di dichiararci d'accordo, per glissare una difficoltà, ci è impossibile superare la sensazione di esserci comportati in modo inadeguato, per questo ci sentiamo inquieti e per questo non raramente accusiamo l'altro con maggiore accanimento come se fosse lui o lei la causa della nostra debolezza.

Possiamo anche dirci che tanto non servirebbe a nulla  tentare di far comprendere all'altro che sta esagerando, che sta chiedendo troppo, glielo insegnerà la vita che dovrà cambiare, possiamo dircelo, ma non basta a farci stare bene.

Il fatto è che da quando eravamo bambini i NO non ci sono mai piaciuti: tutti gli adulti, in famiglia, a scuola, ovunque  li incontrassimo erano pronti a negare ogni nostra richiesta, il massimo che ci era concesso era un "vediamo poi, se... " e quel se era stracarico di comportamenti ineccepibili, per noi, di applicazione allo studio, di prima il dovere poi il piacere... Quel NO è diventato parte di noi, ce l'abbiamo dentro dopo decenni in cui nessuno più giudica o valuta il nostro operato e addirittura nemmeno più lo osserva; quel NO è ancora la prima risposta che addirittura crediamo di dover dare a noi stessi per ciò che più ci piace, che più desideriamo.

D'accordo! Siamo prigionieri di un frainteso senso del dovere e ne siamo anche consapevoli. Quando siamo sereni e rilassati riusciamo a fare i distinguo e sorridiamo di questo rigore "genitoriale" oppressivo e incombente, riusciamo a goderci il divertimento, ma quando siamo stressati, affaticati, di corsa, di malumore...tutto si complica e con forza torna fuori il nostro bambino che avendo patito i NO, solo NO vuole dire.

            Eppure il NO positivo è una miniera di tesori, non è quel NO! che ci ha fatto soffrire e che ancora ci disturba, è un NO che chiude una porta e ne apre un’altra, un NO che consente un SÌ a ciò che conta, un NO che è sempre seguito da una proposta positiva. Il NO positivo è esercizio di persuasione, non una drastica e definitiva autoritaria comunicazione.

Come potremmo delineare chiari confini tra noi e l'interlocutore, come potremmo comunicare la nostra stessa identità, consentendo al nostro interlocutore di riconoscere nella relazione la propria identità, se non indicassimo i nostri no.

 

            Il NO positivo è altro dall'aggressivo NO!  è altro dal NO esitante, l'uno e l'altro causa di non piccole distorsioni e incomprensioni, è quel NO che con naturalezza  scaturisce da noi stessi, dal nostro sistema di norme nel rispetto di noi stessi come del nostro interlocutore.

 

            È esattamente questo scalare la montagna più alta...

 

Cordialissimamente,

Giancarla Mandozzi

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