il tempo e …l’ascolto

 

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il tempo e …l’ascolto

 

         Verrebbe quasi da dire che è sempre la solita storia : sapere esattamente COME procedere per migliorare in efficacia i nostri comportamenti e allo stesso tempo, in pratica, non tenerne affatto conto.

         Accade molto frequentemente che noi adulti (sempre anagraficamente parlando) rimproveriamo  bimbi, ragazzi,  giovani e anziani perché non hanno imparato a mettere in atto ciò che è stato da tempo dimostrato anche dall’esperienza per gestire i rapporti interpersonali, per comprendersi e comprendere almeno alcune delle innumerevoli dinamiche che si attivano nel dialogo con l’altro, ma noi adulti possiamo considerarci immuni da quei comportamenti che a loro rimproveriamo?

Quelle rare occasioni in cui ci siamo sentiti accolti dal nostro interlocutore e abbiamo potuto esprimerci proprio grazie alla sua autentica attenzione, abbiamo percepito con grande chiarezza il beneficio  di  un ascolto prestato con congruenti modalità.

 

« Je vous ai ouï malgré moi, bien que je n’aie pas écouté à la porte, mais je n’ai pas compris ce que j’ai entendu. » cioè : « Vi ho sentiti mio malgrado, sebbene non avessi ascoltato alla porta, ma non ho compreso ciò che ho inteso »

(Fonte - Michel Chion (1983). Guide des Objets Sonores. Eds. Buchet/Chastel, Paris).

         Forse questo è il nodo del problema: che l’ascolto sia essenziale, determinante in ogni ambito, che sia la competenza primaria dell’educatore come del venditore è convinzione diffusa e comunemente accettata, ma? Ma l’ascolto presuppone modalità che vanno ben aldilà dell’apparato acustico che non sono forma esteriore, ne sostanziano e ne convalidano, direi ne consentono l’efficacia.

A chi vuol realizzare business nelle vendite, si insegna a saper ascoltare l’altro –il cliente- e con enfasi gli si ripete che ciò che è vincente nell’ascolto, ciò che farà sentire il cliente accolto e, dunque, più disponibile all’acquisto è: mostrare al cliente che volentieri dedichiamo a lui il nostro tempo. Tenendo ben fisso l’obiettivo di aumentati guadagni, insomma un aiuto concreto che viene da chi è maestro nella comunicazione è decodificare e  scomporre la competenza dell’ascolto in precise piccole accortezze, come dire, in competenze minime.

Certamente è ottima cosa imparare a vendere e acquisire concrete abilità funzionali, ma attenzione a non invertire i termini del problema e credere che disporsi all’ascolto significhi sempre e solo mirare ad un preciso obiettivo a nostro vantaggio.

         Ascoltare significa porsi di fronte all’interlocutore manifestandogli interesse per quel che dice, sente, esprime rispettando i suoi tempi, dimostrandogli che mentre lo ascoltiamo abbiamo sospeso ogni altro nostro interesse o problema e viviamo il nostro tempo con lui. Nulla di più difficile, in questo nostra frettolosa e convulsa realtà, e proprio per questo un Bene tanto desiderato in grado di restituire, anche in un tempo breve, a chi lo porge e a chi ne fruisce una intima profonda appagante emozione.

Chiediamoci COME ascoltiamo e forse scopriremo che siamo appena all’inizio di questa grande strada maestra per dirimere con buon senso ogni situazione.

Ascoltare è azione che si manifesta ben altro che con l’afferrare il contenuto di ciò che dice il nostro interlocutore, è azione che coinvolge in pieno e totalmente il tono, il volume con cui quelle parole sono pronunciate, la mimica del volto, i gesti, la postura, insomma il paraverbale  e il non verbale sia di chi ci sta parlando sia di ciascuno di noi in ascolto.

Fin tanto che continueremo a credere che sia richiesto solo agli specialisti della comunicazione il saper ascoltare, continueremo a vedere gli effetti negativi di un ascolto apparente, solo tecnicamente ineccepibile o insofferente.

         In tanti affermano che ascoltare è un’arte ed in effetti ad ogni incontro, in ogni situazione a noi è richiesta la capacità di agire, basata certamente su un preciso complesso di regole, di esperienze conoscitive e tecniche, e cioè la meravigliosa difficoltà di costruire la relazione.

 

Cordialissimamente,

Giancarla Mandozzi

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