non è soltanto questione di tono e volume…

paperi litigio

 

non è soltanto questione di tono e volume…

 

            Inquinamento acustico a parte, intendo quello dei centri cittadini, dei cantieri numerosi aperti nel cortile del vicino o nell’appartamento al piano di sopra, è un dato di fatto che ci stiamo abituando al rumore.

            Il sottofondo musicale, capace di sostenere ed aiutare la concentrazione, sostegno al nostro benessere, sta lasciando spazio e tempo al rumore di fondo, al parlare a voce alta anche quando non se ne ha alcuna necessità, al gridare per chiamare chi ci è vicino, anziché azzardare due passi nella sua direzione.

Può accaderci anche di parlare a voce bassissima, ma quando accade non siamo veramente noi a deciderlo, quasi sempre è l’emozione, l’imbarazzo che ci blocca e ci fa quasi ammutolire.

 

Persino in quei monumenti arcaici che qualcuno osa frequentare ancora, le biblioteche, quel silenzio assoluto di una volta, rigorosamente preteso dai sorveglianti così che l’unico fruscio consentito è quello delle pagine che vengono sfogliate, oggi è un borbottio continuo, con frecciate di risatine e non solo.

            Persino quando dialoghiamo, siamo pronti ad alzare il volume della nostra voce a renderne più impositivo il tono al primo sentore che l’altro stia esprimendo parere contrario o semplicemente diverso dal nostro e così riportiamo la scena e il fulcro di quello che poteva essere un piacevole  scambio di idee su di noi. Figurarsi che cosa ci sentiamo autorizzati a dire e con quale tono quando stiamo litigando!

            Meravigliarcene non ci aiuta e credo che sia invece utile rifletterci un po’ su con …semplicità, quella semplicità che è propria della autentica saggezza.

 

Un giorno, un pensatore indiano fece la seguente domanda ai suoi discepoli:

"Perché le persone gridano quando sono arrabbiate?"

"Gridano perché perdono la calma" rispose uno di loro.

"Ma perché gridare se la persona sta al tuo lato?"

disse nuovamente il pensatore.

"Bene, gridiamo perché desideriamo che l’altra persona ci ascolti"

replicò un altro discepolo.

E il maestro torno a domandare:

"Allora non é possibile parlargli a voce bassa?"

 

Varie altre risposte furono date ma nessuna convinse il pensatore.

Allora egli esclamò: "Voi sapete perché si grida contro un’altra persona quando si è arrabbiati?

Il fatto é che quando due persone sono arrabbiate i loro cuori si allontanano molto.

Per coprire questa distanza bisogna gridare per potersi ascoltare.

Quanto più arrabbiati sono tanto più forte dovranno gridare per sentirsi l’uno con l’altro.

D’altra parte, che succede quando due persone sono innamorate?

Loro non gridano, parlano soavemente.

E perché? Perché i loro cuori sono molto vicini.

La distanza tra loro é piccola. A volte sono talmente vicini i loro cuori che neanche parlano, solamente sussurrano.

E quando l’amore é più intenso non é necessario nemmeno sussurrare, basta guardarsi.

I loro cuori si intendono. E’ questo che accade quando due persone che si amano si avvicinano."

Infine il pensatore concluse dicendo:

"Quando voi discuterete non lasciate che i vostri cuori si allontanino, non dite parole che li possano distanziare di più, perché arriverà un giorno in cui la distanza sarà tanta che non incontreranno mai più la strada per tornare."

Mahatma Gandhi

 

Cordialissimamente,

Giancarla Mandozzi

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