Adolescenza: disagi, cambiamenti di un periodo che si dilata nel tempo…

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Adolescenza: disagi, cambiamenti di un periodo  che si dilata nel tempo…

 

            Che l’adolescenza si protraesse fino ai …quaranta anni, ci è sembrata un’affermazione quanto meno da discutere con i pedagogisti e sociologi che già venti anni orsono la proponevano, consapevoli di aver gettato più di un sasso nello stagno dell’intero mondo della formazione.

In molti abbiamo cercato di verificare, ci siamo augurati che la ricerca dell’identità personale non fosse così protratta nel tempo e spesso abbiamo dovuto ammettere, di fronte ai comportamenti e agli atteggiamenti delle nuove generazioni che effettivamente l’essere adulto, cioè responsabile, concreto, orientato verso un preciso modello di vita ecc… è appannaggio di un gruppo non corposo di giovani, le cui qualità raramente vengono apprezzate da coetanei e persino dagli adulti anagraficamente attempati.

 

            La situazione era dunque già tale da lasciare perplessi genitori e formatori, fiduciosi di trovare magari un errore di valutazione degli autorevoli studiosi e di individuare una qualche soluzione più confacente al mondo qual è il nostro in cui la dimensione  tempo si riduce e i cambiamenti, ogni azione, progetto desiderio e persino i sogni vanno di fretta e consumati in piedi.

Ma proprio da nuove e recenti conoscenze che ci si aspettava smentissero che l’adolescenza si stia alluuuuungando e dilaaaaatando, è arrivata conferma –e questa volta, dimostrata da esami elettromiografici– che il nostro cervello continua a crescere e trasformarsi ben oltre la prima infanzia, oltre i tre anni (e questo è senz’altro confortante), per venti trenta anni, fino all’età adulta.

            A comunicarcelo è la dott.ssa Sarah-Jayne Blakemore, ricercatrice e docente di neuroscienze cognitive all'UCL Institute of Neurology particolarmente interessata al funzionamento del cervello nel periodo dell’adolescenza. È lei che ci offre una definizione di adolescenza: quel periodo della vita umana che inizia con cambiamenti ormonali,  biologici, fisici e si conclude con l’età adulta, cioè quel momento in cui ognuno di noi raggiunge un ruolo stabile e indipendente nella società.

Ascoltare quello che la dottoressa con il sorriso sulle labbra ci sta comunicando, e avvertire una scossa elettrica è un tutt’uno: se l’adolescenza si conclude nel momento in cui si raggiunge un ruolo nella società (cioè un lavoro stabile, reale indipendenza, possibilità di scelta di condotta della propria vita, ecc…) quaranta anni non bastano ormai nemmeno più. E se a quarant’anni la propria vita è ancora sulle montagne russe o, se preferite in balia dei venti e a cinquanta già si parla di età poco confacente a trovare un lavoro…dove è finita l’età adulta?

Come siamo riusciti a fagocitare quella che per le generazioni giovani del secolo scorso era la porzione più lunga della vita, contrassegnata prestissimo da responsabilità sempre più gravose che velocemente  venivano attribuite dai più grandi?Chi e come è riuscito a scippare alle nuove generazioni l’ineffabile  gustoso sapore e insieme la sensazione di poter essere se stessi, di avere conquistato un ruolo, di aver raggiunto obiettivi importanti?

Sembrerebbe che dall’adolescenza non si possa che passare alla vecchiaia, la zona grigia   della non-appartenenza a nessuna categoria (se escludiamo quella dei noiosi che vivono di ricordi e pretendono di avere sempre ragione).

            Eppure una pepita, una luce che mi conforta dalla dottoressa Sarah-Jayne Blakemore ci arriva ed è quel gran lavoro di crescita della materia grigia, prima e poi di quella che lei ama definire potare le rose, cioè il lavoro cerebrale di ridurre sinapsi poco usate per potenziare quelle che l’ambiente e il temperamento dell’adolescente riconosce come importanti per relazionarsi con gli altri, per arrivare a decidere e assumersi la responsabilità delle scelte.

            Se questa è l’adolescenza, allora provo più grande ancora il desiderio di mettermi al fianco di ogni ragazzo e ragazza che sta così combattendo la vera battaglia della vita, per sostenerlo.

            Il  dopo, si vedrà

 

 

Cordialissimamente,

Giancarla Mandozzi

 

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