La multimedialità…da persona a utente

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La multimedialità…da persona a utente

 

            È stato definito l’iceberg della competenza dal prof. Mario Castoldi  e credo che sia definizione particolarmente appropriata del nostro saper fare, del nostro saper usare le conoscenze, e mentre ogni ambito lavorativo, sociale, economico, ecc…chiede a ciascuno di noi competenze, stiamo progressivamente rischiando di perderne, disorientati dalla pluralità di messaggi, opportunità, richieste, proposte che ci giungono, perfettamente “confezionate” dal mondo virtuale.

 

 

Una delle qualità più richieste è certamente il saper “giocare in squadra” e il modello comunicativo più diffuso oggi è certamente il modello dialogico per il quale ognuno di noi, alternando la condizione di emittente e ricevente, è utente che interagisce con altri utenti, come ben denota l’immagine che segue

 

            Anche noi non nativi-digitali ci stiamo abituando a comunicare virtualmente ad esempio con segreterie virtuali in ogni ambito e stiamo cominciando ad acquisire un atteggiamento forse un po’ più equilibrato nei confronti degli strumenti multimediali nell’ambito educativo.

Fino a qualche anno fa, gli adulti educatori e formatori si schieravano su due opposte posizioni: quelli che demonizzavano la tecnologia sempre più invadente del microcip e quelli che entusiasticamente e acriticamente se ne facevano passivi seguaci. Finalmente siamo ormai in parecchi a considerare che uno strumento è valido, utile, necessario nella misura in cui si “connette” a quanto di pregresso costituisce il nostro mondo di conoscenze e “collabora” alla realizzazione del nostro obiettivo, dunque in relazione a ciò che noi siamo in grado di progettare, di fare, non rinunciando quindi alla nostra personalità.

È questa la strada per poter avvicinare con equilibrio anche gli strumenti multimediali che nel campo della didattica e della formazione possono essere un ottimo supporto per:

- l’uso di una pluralità di strumenti in tutti gli ambiti disciplinari, attività di ricerca, individuale e di gruppo,

- responsabilizzarsi, organizzare il pensiero, con modalità diverse, con diverse opzioni di scelta

e persino per il GIOCO, Il VERO GIOCO vivace, appassionato, e quindi SERIO.

            Il punto è: COME, orientarci?  QUALI obiettivi proporci?

Ad esempio, operando in strategia interattiva per rendere ogni soggetto più attivo e capace di costruire e sviluppare i propri saperi attraverso diverse modalità di apprendimento, al fine di una condivisione reciproca con gli altri.

L ’adulto educatore – formatore supererà anche la fastidiosa percezione che il mondo virtuale, la rete lo avvolga, lo risucchi in velocità, disponendosi a seguire la ricerca-azione, una ricerca diversa dalla ricerca sperimentale classica, che implica unicità e socialità partecipativa del gruppo, per la quale gli obiettivi sono strumenti per modificare le strategie operative, per offrire nuove interpretazioni e  la verifica sull’ efficacia delle modificazioni avvia una nuova ricerca. La ricerca-azione insomma può essere la modalità più idonea perché nel processo di apprendimento il leader abbia e interpreti realmente il ruolo di insegnante e insieme ricercatore, dunque cooperatore di chi apprende.

 

Cordialissimamente,

Giancarla Mandozzi

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