la semplicità è …una conquista

 

la semplicità è …una conquista

 

            sempre beninteso che non si intendano some sinonimi “semplicità” e semplificazione”, perché operazioni appunto di semplificazioni sono in corso d’opera da decenni e sempre più diffusi, più invadenti, più accettati e gradevoli, certamente anche grazie al solido contributo dei media, insomma le operazioni di semplificazioni sono diventate in molti campi dell’attività umana “la” modalità di comunicazione, direi presunta, apparente  comunicazione.

            Chi può assumersi l’onere di non cedere alla semplificazione e autenticamente impiegare tutte le proprie risorse per rendere progressivamente più semplice quanto vuole comunicare? Chi deve farlo, per il ruolo che gli compete?

 

L’ausiliare dovere è scostante, ingombrante e ottimi comunicatori ci spiegano che non va usato; sono d’accordo. Tuttavia, è possibile rendere opzionale il rispetto di norme e regole deontologiche come è ad esempio per un formatore, per un counselor, per un docente l’essere agevolatore, mediatore culturale, cioè colui/colei che facilita l’acquisizione e l’introiezione di quanto è oggetto di comunicazione?

Quanto vorrei che la domanda suonasse semplicemente retorica.

            Torno alla semplicità intesa come conquista (tenendo anche a mente frasi celebri di scienziati come, ad esempio,  Einstein): conquista per il mediatore culturale che riesce  a mettere a frutto le sue competenze a vantaggio dell’interlocutore, conquista dell’interlocutore che ottiene di dare forma a ciò che ha acquisito, integrandolo con il già noto e il proprio mondo di conoscenze, abilità, competenze, emozioni, crescendo nel cambiamento.

Mi concedo un solo esempio: le attività di ricerca sul web che ormai imperversano nelle classi, a partire dalla scuola primaria fino… alla tesi di laurea. Sembrerebbe che dal web sia possibile e facile trarre il sapere, stamparlo, fascicolarlo e presentarlo al docente con trionfante soddisfazione, sembrerebbe…

In realtà:

quali parametri vengono indicati con precisione dal docente?

quali parole-chiave è in grado di individuare lo studente?

quali verifiche di quanto “scaricato” si è in grado di reperire?

quali argomentazioni, riflessioni, coerenza agli obiettivi indicati consentono di definire la ricerca un “elaborato”?

Insomma riuscire ad argomentare qualunque situazione, tema, problema è operazione di eccellenza a cui possiamo accedere solo e se abbiamo allenato correttamente abilità e competenze, ad esempio le nostre abilità cognitive. Un’indagine a proposito delle così dette ricerche degli alunni nella secondaria di II grado riporta questi dati in merito all’uso dei tempi:

in assenza di adeguati strumenti cognitivi, la ricerca dati occupa il 95% e l’organizzazione dei dati, successiva, il 5%

in presenza di strumenti cognitivi, l’organizzazione dei dati occupa il 40% e la ricerca dati, successiva, il 60 %.

 

 

Mi piacerebbe pensare che il secondo caso sia più frequente, ma so bene che così non è e le responsabilità prima di tutto sono del formatore, del mediatore culturale, del facilitatore che ha lasciato gli studenti scorrazzare selvaggiamente sul web…consentendo un’ennesima operazione di semplificazione.

            Più conosciamo di un argomento, di una situazione, più entriamo in una dimensione di complessità e comprendiamo, necessariamente, che ci è data un’unica strada, quella di organizzare e riorganizzare con pazienza e rigore, in un lavorio continuo e in fieri,  alcune tessere di quel puzzle che ci sta di fronte (forse dentro) sconnesso e illeggibile.

            È grazie alla ricerca della semplicità nel e dal complesso che traiamo una importante consapevolezza: la nostra conoscenza è e resta comunque parziale, un segmento per quanto nobile e scavato in profondità di quanto ancora si può conoscere, imperfetta e proprio per questo perfettibile. È questa  “la” meravigliosa dote che come esseri umani portiamo con noi.

 

Cordialissimamente

Giancarla Mandozzi

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