Quando accade… torniamo ad impegnarci con il sorriso

Quando accade… torniamo ad impegnarci con il sorriso

 

Forse sarebbe opportuno aggiungere se accade, dal momento che si tratta di un evento raro e per questo ancor più prezioso, desiderato, capace di ridarci le energie che credevamo ormai esaurite.

Mi sto riferendo a quel meraviglioso scoccare di perfetta intesa tra persone che neppure si conoscono e che per qualche inopinabile gioco del destino si trovano a condividere, senza vedersi e senza conoscere granché l’uno dell’altra,  idee, convinzioni, valori. Un soggetto-autore ha lasciato scritte, ieri o più di dieci anni orsono è ininfluente, alcune frasi che rappresentano quanto di più lo affascina e un altro soggetto-lettore oggi incontra quelle parole e subito le avverte come fossero le proprie, come se tutto ciò che con fatica e scarsi risultati ha tentato di comunicare ad altri con passione, con rinnovata convinzione ad ogni giorno per anni, sia in forma impeccabile trascritto e diffuso a mezzo stampa già lì in quelle pagine che altri, tanti altri hanno già letto e leggeranno.

È un sollievo misto a incredulità, quello del lettore, è una forte emozione, è soprattutto una rarissima gratificazione. È ben più che condivisione, è un premio, l’assicurazione che lottare per le proprie idee, per i propri valori è possibile ancora, perché qualcun altro c’è che sente allo stesso modo, che combatte dalla sua stessa parte.

E così lo sguardo avidamente scorre le righe e torna più volte a rileggerle, ogni volta rinnovando nel lettore il piacere di legger-si.

Mi auguro che a ciascuno di voi sia accaduto almeno una volta, a me è accaduto di recente  leggendo la prefazione del 2011 ad un meraviglioso libello che ho ricevuto in dono: Galleria di emulazione, per uso della gioventù. Traduzione dal francese corretta ed accresciuta da Francesco Dias, Napoli, 1826 (riedizione in numero limitato di copie, per le amiche e per gli amici, Casa Editrice D’Anna , 2011).

 È nella prefazione di Pietro Ratto, docente di Storia e Filosofia, che ho ritrovato il mio modo di percepire l’insegnamento, la storia, la didattica della storia a cui per decenni mi sono appassionata con i miei studenti, un porgere la storia, meglio frammenti di storia, che non può fare a meno della narrazione, della affabulazione, strumento principe per il coinvolgimento dei giovani.

“E il segreto sta solo ne fatto che non il professore  (con le sue debolezze tutte umane, trascinate dietro le spalle come un pesante fardello, da una classe all’altra della sua esistenza, non lui, bensì la sua disciplina può ancora essere in grado di educare i nostri giovani. La sua disciplina,  infatti, ha conservato nel tempo, meravigliosamente  intatta, la sua capacità di raccontare” [pag. 5].

“L’insegnante che conosce i suoi allievi, che ha ben presente quella certa difficoltà o quel problema familiare, può insistere su una sfumatura più che su un’altra, per colpire, per suggerire un atteggiamento, un cambiamento, una possibile soluzione. D’altra parte, non scordiamolo, qui si parla di educazione, un processo delicatissimo in cui nulla va lasciato al caso[pag. 7].

Se il noioso Precettore provasse ad abbandonare un po’ la sua rigidità? Se smettesse di guardare i giovani dall’alto in basso giungendo invece alla nuova consapevolezza di aver così tanto da imparare anche lui? Se a quel punto cominciasse a  immedesimarsi in coloro che intende sfruttando così quel famoso  criterio di <proporzionalità>, di omogeneità tra mittente  e destinatario, che costituisce la conditio sine qua non di qualsiasi comunicazione? Se il nostro vecchio maestro si scrollasse di dosso le ragnatele  –ma  anche quell’antipatica altezzosità di chi adotta ormai un atteggiamento orgoglioso e sprezzante solo per riempire, in qualche modo, il vuoto lasciato dall’irrimediabile perdita della dignità di docente che un tempo gli si riconosceva universalmente- e si rimettesse, con entusiasmo, a raccontare?” [pag. 13]

Le parole non sono sufficienti a rendere la bellezza di ciò che si prova a sentir ribadire per altre strade e altri itinerari che …dall’ascolto dobbiamo ripartire.

Buon lavoro a tutti i counselor, oltre che ai docenti!

Cordialissimamente

Giancarla Mandozzi

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