I Luoghi Oscuri

luoghi-oscuriIl luogo cupo come specchio perturbante del mondo interiore, dove si può ritrovare genuinamente se stessi solo accettando di potersi smarrire negli intricati labirinti dell’anima.

“Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, chè la diritta via era smarrita.”

Dante Alighieri inaugura così la sua Divina Commedia regalandoci questa incantevole immagine che è diventata nell'illusorio collettivo il simbolo archetipico per eccellenza del luogo oscuro, specchio perturbante del mondo interiore, dove si può ritrovare autenticamente se stessi solo accettando di potersi smarrire negli intricati labirinti dell’anima.

Nell’introduzione a ‘Luoghi della letteratura italiana’ i curatori scrivono:” I luoghi sono importanti come luoghi in sé, ma spesso lo sono altrettanto come specchio del mondo interiore. Un altro componente qualificante è pertanto il rapporto esterno-interno che ogni luogo comunica in modo proprio. Nei luoghi si entra e si esce, portando con sé l’esperienza interiore e arricchendola di quella acquisita nel mondo esterno. C’è una continua trasmissione tra esterno del luogo e interno dell’uomo.”

 

La disciplina psicologica nel suo complesso e non soltanto la psicologia del profondo sostiene la stessa idea di fondo che è stata approfondita con ricerche e ipotesi di cui alcune sono riportate in questa raccolta di saggi. In particolare James Hillman, punto di riferimento di quella specifica corrente della psicologia del profondo che è la psicologia immaginale, si è occupato dell’anima dei luoghi. Nel suo saggio Hillman inizia parlando dell’architettura che, secondo lui, è troppo spesso considerata soltanto costruzione, disegno, concetto, mentre in realtà è anche e soprattutto immaginazione, concetto questo fondamentale nel pensiero dello psicologo statunitense accanto a quello di anima.

L’autore continua sostenendo che un secondo punto fondamentale nel trattare dell’anima dei luoghi è il recupero del senso dell’individualità del luogo andato perso con i fondamenti del pensiero razionalista: ogni luogo ha una sua precisa specificità, così come, aggiungerei, ogni persona con le sue preminenti ed indistinguibili differenze individuali. Hillman con le sue riflessioni ci riporta indietro nel tempo:” Nell’antica Grecia, luoghi quali crocevia, sorgenti, pozzi, boschi e simili avevano specifiche qualità e specifiche personificazioni: dei, demoni, ninfe, daimones, e se si era inconsapevoli di tutto questo, se si era disattenti alle figure che abitavano un incrocio o un bosco, se si era insensibili ai luoghi, si correva un grave pericolo. Si poteva esserne posseduti. Consideriamo, per esempio, la ninfolessia: le ninfe o Pan potevano sopraffare il viandante. Perciò si doveva essere consapevoli di quello che accadeva, di quale spirito, di quale sensibilità, quale immaginazione presidiava un particolare luogo, o come la psiche, l’anima, corrispondevano al luogo in cui ci si trovava. Alcuni luoghi venivano evitati, mentre in altri si traeva beneficio e si otteneva guarigione.”

La mia ipotesi, nello specifico, è che esistano dei luoghi, particolarmente oscuri come la selva di Dante, che evocano e attivano la parte più oscura dell’animo umano che può essere posseduto dalle immagini archetipiche attivate dal luogo stesso dotate di un particolare potere fascinatorio. In Tipi Psicologici, tra le definizioni, alla voce Partecipazione Mistica, Jung scrive:” Questo termine risale a Levy-Bruhl. Con esso si intende un tipo particolare di legame psicologico con l’oggetto. La partecipazione mistica consiste nel fatto che il soggetto non può distinguersi chiaramente dall’oggetto, ma è legato a questo da un rapporto diretto che si può chiamare identità parziale.

Per esempio, un’identificazione con i luoghi o con l’idea dei luoghi che hanno un’influenza e un’atmosfera magica o maligna, la quale cattura l’individuo in una sorta di incantesimo: in questo senso uso il termine ‘luoghi oscuri’. C’è tutto un filone narrativo e cinematografico, per esempio, che ha come protagonista la casa stregata, maledetta, infestata da spiriti inquieti che non riescono a trovare pace: il luogo che dovrebbe rappresentare il rifugio, la sicurezza, la pace, in questi contesti si trasforma in un luogo oscuro dove avvengono delitti mostruosi dove la casa è un’entità pulsante di vita propria.

Purtroppo molto spesso la realtà supera di gran lunga la più fervida delle immaginazioni e cosi nella storia del crimine sono passate alla ribalta molte abitazioni che si sono rivelate teatro di efferati omicidi: il luogo oscuro per eccellenza della casa è la cantina, ed è lì infatti che efferati serial killer hanno cercato di occultare i resti delle loro ignare vittime, attirate nella trappola come mosche nella ragnatela. Anche nei sogni la casa ha un valore simbolico molto importante e tra i suoi vari luoghi la cantina rappresenta, come ci ricorda Bachelard in ‘Poetica dello Spazio’, “l’essere oscuro della casa, l’essere che partecipa alle potenze sotterranee.”

La cantina è la rappresentazione simbolica dell’inconscio e di tutti i fantasmi che lo abitano: se l’uomo non avrà il coraggio di affrontare la sua cantina interiore, rifugiandosi nelle rassicuranti razionalizzazioni della soffitta, rischierà di esserne sopraffatto, se non affronterà i fantasmi che la abitano e non li integrerà coscientemente, questi lo possederanno come spiriti maligni. I serial killer essendo patologicamente incapaci di simbolizzare agiscono le loro fantasie di sesso e di morte, si identificano completamente con l’oscurità che diventa il loro regno di distruzione; le loro colpe vengono sotterrate in cantina e i cadaveri diventano l’humus che alimenta le tenebre dell’incoscienza in una compulsione a ripetere inarrestabile.

Abbiamo parlato dei luoghi oscuri come evocatori del mondo interiore, abbiamo accennato ai luoghi oscuri presenti nel mondo interiore e fatto riferimento ai luoghi oscuri teatro di crimini violenti, ai luoghi della letteratura e della cinematografia e ai luoghi naturali o artificiali dotati collettivamente di forte valore archetipico.

I luoghi oscuri possono inghiottirci nella loro tenebra se non diventiamo coscienti della loro e della nostra ombra: siamo tutti delle vittime potenziali se non integriamo i nostri lati distruttivi. Maturare psicologicamente significa uscire dal paradisiaco giardino dell’infanzia, da quell’ingenua innocenza con cui vorremmo guardare gli altri e noi stessi e scorgere soltanto il bene: il male esiste ed esistono degli individui molto pericolosi che ne sono affascinati.

Nei luoghi oscuri colpevolezza ed innocenza si legano assieme diabolicamente. L’assassino e la vittima sono legati da un destino comune che li porterà alla distruzione. Questo succede sia nella realtà esterna che nella realtà interiore dove l’assassino come aspetto intrapsichico può uccidere la possibilità dell’Io di integrarlo ed incanalarlo creativamente. La fanciulla che si inoltra nel bosco può diventare vittima della sua stessa innocenza adolescenziale se questa la rende inconsapevole: lì si può annidare un lupo cattivo, magari sotto le sembianze di un gentile signore, e magari è proprio da questo che lei viene fatalmente attratta.

Inoltrarsi nel bosco, riprendendo l’immagine dantesca, ha quindi a che fare con la sfida della maturità, del confronto con il lato oscuro della vita, del rischio di perdere se stessi nel rapporto con l’altro quando prevalgono le proiezioni interne e le dinamiche distruttive. I luoghi diventano oscuri quando ospitano un dramma iniziatico che non sempre finisce con la rinascita e quando permangono nella memoria collettiva caricati di un valore psicologico universale che è al tempo stesso monito e invito all'esplorazione. Come tutti gli archetipi bipolari.

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A presto Dr. Alloggio A. A.

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