inclusione a scuola…qualche sollecitazione e un invito agli educatori

acronimo

inclusione a scuola…qualche sollecitazione e

un invito agli educatori

 

               Inclusione: in alcune aree scolastiche dalla Primaria alla Secondaria di II grado, piccole isole felici, è realtà, talvolta è compresa e inseguita da soggetti isolati (il Dirigente, un Consiglio di classe, qualche docente, un singolo Docente) e tuttavia lontana e quotidianamente confusa con l’integrazione, ma includere è ben più complesso che integrare e forse è anche per questo che quasi sempre il problema nella nostra scuola è appena accennato e lasciato in un angolo per mancanza di risorse…economiche.

È così che le coscienze degli operatori nella scuola, compresi i genitori, si acquietano…ma, ne sono profondamente convinta, non è soltanto problema di risorse economiche ed anche in tempi di crisi, anzi proprio perché viviamo in un momento difficile la nostra (di noi educatori e formatori) educazione più fortemente ha necessità di ri-vedere punti di vista e il consueto operare nella relazione con gli alunni.

              Inclusione è promuovere l’apprendimento e la partecipazione nella scuola, riuscendo a far sì che dalla accoglienza nelle scuole normali degli alunni con Bisogni Educativi Speciali, si giunga alla nuova sensibilità nei confronti del tema dell’esclusione riconoscendo che disabilità è qualsiasi difficoltà riscontrata dallo studente durante la sua carriera scolastica (al di là delle dis-abilità certificate, diversi stili di e tempi di apprendimento, diverse identità culturali, problematiche familiari, disagi economici…).

“le difficoltà scolastiche sono di tanti tipi diversi e spesso non sono conseguenza di una causa specifica ma sono dovute al concorso di molti fattori che riguardano sia lo studente sia i contesti in cui viene a trovarsi» (Cornoldi, 1999).

Dunque impariamo a riferirci più precisamente al Bisogno Educativo Speciale che si estende al di là di quelli che sono inclusi nelle categorie di disabilità, per coprire quegli alunni che vanno male a scuola (failing) per una varietà di altre ragioni che sono note nel loro impedire un progresso ottimale. (UNESCO, 1997).

È assolutamente necessario individualizzare l’offerta formativa, aggiungendo risorse (intese come strategie e strumenti didattici) e adattando le attività di insegnamento-apprendimento (dal Programma alla Programmazione      /Progettazione, INCLUDENDO nuovi strumenti conoscitivi, tecnologici, esperienziali).

            A proposito del Disturbo Specifico di Apprendimento DSA, illuminante è il breve intervento ( 4’ 27’’) della competentissima dott. Daniela Lucangeli.

               Cultura dell’inclusione è corresponsabilità di tutti verso tutti, interesse individuale in sinergia con quello degli altri, è apprendimento olistico che prevede l’interazione interpersonale e dei fattori emotivo-affettivi rispetto all’apprendimento, il riconoscimento della pluralità delle intelligenze, dei diversi stili cognitivi, dell’importanza del contesto sociale.

Se l’alunno disabile non riesce a seguire il normale programma di matematica, o di qualsiasi altra disciplina domandiamoci: quanto il programma è adatto/adattabile all’alunno?

Abbiamo la necessità di rendere sempre più "speciale" la "normalità" del… far scuola tutti i giorni (Dario Ianes, 2007), scoprendo la Dia/bilogica (Morin), cioè l’ unità complessa tra due logiche, tra due istanze complementari, concorrenti, antagoniste, che si nutrono una dell’altra,  si completano e si modificano reciprocamente.

            In effetti la speciale normalità è la normalità che si arricchisce di principi attivi tecnici e così si modifica, modificando e umanizzando a sua volta la tecnica speciale, è la risorsa “compagni di classe” organizzati e preparati (gruppi di apprendimento cooperativo/tutoring), è l’individualizzazione dei percorsi di apprendimento e dei materiali, è l’adattamento degli ambienti e della programmazione, è la didattica metacognitiva e l’autoregolazione, è la relazione d’aiuto, è l’educazione all’affettività/emozioni/stati d’animo, è ecc…

Per dirla alla Claudio Magris, come Utopia e Disincanto, che “si correggono e sorreggono a vicenda…”, ma procedono insieme.

http://www.darioianes.it/

              La lezione sempre meno frequentemente frontale, organizzata in prospettiva olistica per cui nulla è estraneo alla relazione educativa, va programmata con diversità di approcci per offrire ad ogni alunno opportunità di successo, per riconoscere le potenzialità individuali, accettare incoraggiare il singolo alunno, sollecitare un clima relazionale ed educativo della classe e della scuola inteso come contributo strategico irrinunciabile a garantire il successo formativo ad ogni alunno.

Non occorre fare 'altro', ma fare in 'altro modo', con diversa consapevolezza,

Nelle esperienze delle buone prassi delle scuole si incontrano laboratori di ogni genere, da quelli più cognitivi, sul metodo di studio, a quelli più sensoriali e percettivi,  «laboratori studio»  nati dall’esigenza di favorire nel bambino in difficoltà [come nel giovane alle soglie dell’esame di stato] riflessioni metacognitive che lo rendano consapevole di come apprende, di come si organizza, di come affronta lo studio, guidandolo nella risoluzione dei diversi problemi che incontra sul cammino scolastico.  (Costa et al., 2004).

               Il docente sensibile e desideroso di realizzare una scuola inclusiva darà rilevanza della piena partecipazione alla vita scolastica da parte di tutti i soggetti, piuttosto che misurare la d-i-s-t-a-n-z-a da un preteso standard di adeguatezza (sistema di valutazione implicito nell’ottica dell’integrazione, per cui all’alunno in difficoltà è richiesto di salire al livello del così detto alunno "normale"), riconoscerà il rischio di esclusione per prevenirlo attivamente con il coinvolgimento di tutti i soggetti, dagli alunni, ai genitori, alla società…, adatterà progressivamente e in itinere curriculum e strategie organizzative, nel rispetto di ciascuna individualità, comprese le diversità di …eccellenza (così frequentemente mortificate nella nostra scuola).

…Impresa ardua, difficile, in salita, una sfida che auguro anche a voi di vivere con grande entusiasmo e determinazione.

 

P.S. comunicazione - inclusione è stata la tematica del 7° Laboratorio per docenti FORMARSI PER NON FERMARSI, ad Ancona

 “Da dove vieni?” gli domandò il vecchio signore.

“Che cos’è questo grosso libro?” disse il piccolo principe. “Che cosa fate qui?”.

“Sono un geografo”, disse il vecchio signore.

“Che cos’è un geografo?”

“È un sapiente che sa dove si trovano i mari, i fiumi, le città, le montagne e i deserti”.

“È molto interessante”, disse il piccolo principe “questo finalmente è un vero mestiere!” E

diede un’occhiata tutto intorno sul pianeta del geografo. Non aveva mai visto fino ad ora

un pianeta così maestoso. “È molto bello il vostro pianeta. Ci sono degli oceani?”

“Non lo posso sapere”, disse il geografo.

“Ah! (il piccolo principe fu deluso) E delle montagne?”

“Non lo posso sapere” disse il geografo

“E delle città e dei fiumi e dei deserti?”

“Neppure lo posso sapere”, disse il geografo

“Ma siete un geografo!”

“Esatto”, disse il geografo “ma non sono un esploratore. […] Non è il geografo che va a

fare il conto delle città, dei fiumi, delle montagne, dei mari, degli oceani e dei deserti. Il

geografo è troppo importante per andare in giro.”

da Antoine De Saint-Exupéry, Il piccolo principe, Milano 1994 

La figura dell’esploratore è il “manovale”, l’educatore, colui che vive tutti i giorni in trincea, operando concretamente tra mille difficoltà.

Cordialissimamente

Giancarla Mandozzi

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