Il counseling ...dalla A alla Zeta: V Z

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Il counseling ...dalla A alla Zeta: V Z

Con la Z abbiamo completato le 21 lettere dell’alfabeto italiano e certamente NON abbiamo inteso completare quanto il dizionario può suggerirci sul counseling; del resto, ricordo che non era mia intenzione comporre un dizionario del counseling bensì, come ogni volta ho ribadito, compiere incursioni nell’ordine alfabetico per trarne alcuni spunti utili a connotare il counseling e darne una immagine consona alle innumerevoli forme di aiuto che può rappresentare per ciascuno di noi...per mettere un po’ in angolo definizioni che, come quella che qui di seguito trascrivo, una delle numerosissime ed anche… autorevoli che riducono il counseling così: “Il termine Counseling è intraducibile nella nostra lingua e questo è il motivo per cui si è scelto di mantenere anche in italiano la definizione inglese. Letteralmente potrebbero adattarsi le definizioni di “consulenza” o il “dare consigli”, tuttavia nessuno di questi vocaboli esprime il significato che questa parola ha nel suo ambito di competenza…”

 

Resto in attesa di ulteriori graditi contributi dei lettori

Counseling come: V

 

valorizzazione delle risorse: potrei definirla una sorta di  nucleo vivificante del colloquio e del percorso di counseling che è appunto finalizzato a scoprire o ri-scoprire, attivare, utilizzare, implementare, affinare, approfondire…le risorse individuali e ambientali e per prime quelle interiori di cui la persona in aiuto non ha  o non ha più consapevolezza. E sono tuttavia energie e risorse concrete, tangibili,  presenti e che docilmente si lasciano afferrare…grazie all’aiuto del counselor e al coinvolgimento autentico sostenuto dalla fiducia, come dalla volontà ad affidarsi a lui/lei da parte della persona in aiuto

 

valutazione organismica: definizione essenziale nell’approccio Rogersiano. Indica la capacità dell’individuo di ascoltar-si, di sentire se stesso, di fidarsi delle sensazioni del proprio organismo, inteso come sfera cognitiva ed emozionale, che alimenta la propria autostima e facilita il processo di cambiamento spontaneo proprio dell'individuo.

Possiamo definirlo una sorta di “filtro” fra esperienza e percezione, sistema regolatore o di controllo (di cui la tendenza attualizzante costituisce il sistema energetico-propulsore); in effetti, la tendenza attualizzante e la valutazione organismica sono un insieme di due sistemi abbinati, uno è un sistema motivazionale, l'altro funziona come regolatore del primo.

La valutazione organismica si presuppone incondizionata nel bambino, considerato per definizione  libero di scegliere.

Il presupposto appunto è che ciascuno di noi nell’infanzia fa esperienze, percepisce e simbolizza, scegliendo liberamente e valutando ogni esperienza positivamente se attualizzante per l'organismo, negativamente in caso contrario.

A condizione che l'individuo da adulto viva in un ambiente in cui goda della massima libertà esperienziale la tendenza attualizzante e la valutazione organismica potranno agire ancora efficacemente…ma i dati esperienziali organismici stratificatisi negli anni costituiscono per ciascun individuo adulto uno schema di riferimento interno, un insieme di esperienze, sensazioni, percezioni, significati, ricordi disponibili alla coscienza, in cui sono  presenti forti continui e penetranti bisogni, come  ad esempio il bisogno di considerazione da parte dell’altro.

È sufficiente già questo bisogno per indurre la persona a desiderare di essere accettata ed amata dalle persone significative della sua vita (a cominciare dai genitori) e questo bisogno può divenire una forza direttrice e regolatrice più forte del processo di valutazione organismica.

In altri termini il soggetto può arrivare a preferire le direttive che vengono da queste persone, alle direttive derivanti dalla sua tendenza all’attualizzazione.

Ma se è vero che l’individuo ha bisogno di considerazione positiva da parte degli altri altrettanto vero e necessario è che ha bisogno di considerazione positiva anche di se stesso, di autostima.

In questo sottile confine è determinante il ruolo del counselor, per riattivare la libertà psicologica della persona, libertà che “presuppone che il soggetto non si senta costretto a negare o a deformare le sue opinioni ed i suoi atteggiamenti intimi per mantenere l’affetto e la stima degli altri”, e sia in grado di scegliere le esperienze più idonee alle proprie esigenze, congruenti ai suoi reali bisogni, aspirazioni, desideri…

( alcune affermazioni sono rielaborazione da Simona Balesta, http://www.script-pisa.it)

 

vissuto: nel “qui e ora” la persona in aiuto racconta e si racconta, agevolata da domande, empatia ed accoglienza del counselor. La concentrazione sul presente, cognitivo ed emozionale, è elemento cardine che consente alla persona anche di osservare con altra prospettiva sia il passato (a cui raramente il counselor lascerà che si immerga, e solo in ragione di quanto quell’evento specifico trascorso incida nel presente), sia il futuro immediato e non che spesso, nel momento di difficoltà, la persona non riesce a sentire. È evidente che in ogni colloquio dialogano due vissuti, quello della persona in aiuto e quello del counselor tanto che ogni parola, ogni forma di linguaggio, ogni atteggiamento, ogni dialogo interiore è in qualche modo condizionato dal vissuto, e se il counseor di questo è chiamato ad essere del tutto consapevole, la persona in aiuto progressivamente sarà sostenuta per diventarlo

 

Counseling come: Z

 

zavorra:

zoomare: il termine mutuato dalla cinematografia, rende immediatamente e con efficacia il senso di quanto il counselor e chiamato a compiere per aiutare la persona a riprendersi la propria vita: concentrarsi su, fare luce circoscritta e chiara, illuminare una parte lasciando tutto il resto nello sfondo e in penombra, cioè individuare il nodo problematico fonte di disagio per la persona, uno alla volta.

Non è infrequente che la persona richieda aiuto al counselor per quello che crede sia il problema (in realtà il problema è altrove ed è competenza del counselor aiutarla a vederlo) o definisce problema al singolare un insieme confuso e indeterminato di problemi e allora, anche in questo caso, occorre che il counselor con avvedutezza e competenza aiuti la persona a fare luce e ad accostarsi ad un problema alla volta. Passo dopo passo, obiettivo dopo obiettivo (piccolo o grande è irrilevante) si costruisce la propria libertà e serenità

 

zelo: inteso proprio comefervida sollecitudine nell’esplicazione di un compito e accomuna il counselor e la persona in aiuto, allo stesso modo, con la stessa necessaria continuità, con lo stesso senso di responsabilità, l’uno per realizzare una relazione che sia veramente di aiuto, l’altra per impegnarsi e coinvolgersi nel processo di cambiamento

Cordialissimamente

Giancarla Mandozzi

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