Il counseling ...dalla A alla Zeta: T U

t u counseling

 Il counseling ...dalla A alla Zeta: T U

Non stiamo componendo un dizionario del counseling, semplicemente proseguiamo con alcuni spunti e incursioni nell’ordine alfabetico, per connotare il counseling e darne una immagine consona alle innumerevoli forme di aiuto che può rappresentare per ciascuno di noi, in attesa di ulteriori graditi contributi dei lettori

 

Counseling come: T

 

tendenza attualizzante: elemento essenziale, convincimento e teoria sperimentata nell’approccio al counseling di Carl Rogers, fulcro che rende possibile il cambiamento e la crescita, attraverso strumenti quali l'accettazione positiva incondizionata, l'empatia e la congruenza.

Dunque, la parola a Carl Rogers:

"Ogni organismo è animato da una tendenza intrinseca a sviluppare tutte le sue potenzialità e a svilupparle in modo da favorire la sua conservazione e il suo arricchimento." (Rogers e Kinget, ‘65).

"La persona che funziona pienamente è una personalità in continuo stato fluido, una personalità costantemente mutevole i cui comportamenti specifici non si prestano a previsione. La sola previsione che potrebbe essere emessa circa il suo comportamento, è che manifesterà in ogni occasione un grado di adattamento creativo perfetto e che questo individuo si impegnerà in un continuo processo di attualizzazione."

(Carl Rogers, ‘66; Carl Rogers,’77)

“La vita è un processo attivo, non passivo. L’organismo è teso ad assumere comportamenti tali da mantenere, migliorare e riprodurre se stesso. Questa tendenza, diretta verso qualcosa di fondamentale, deve essere tenuta presente quando si parla di ciò che ‘motiva’, nel senso più profondo, il comportamento degli organismi. La tendenza è operante in tutti gli organismi e in ogni momento.

Considerazioni di questo tipo mi hanno spinto ad indicare la tendenza attualizzante come il costrutto motivazionale essenziale della mia teoria sulla personalità e sulla terapia. Fui influenzato dal pensiero di Goldstein, Maslow, Angyal ed altri. Scrissi (1959) che la tendenza attualizzante implica “uno sviluppo verso la differenziazione di organi e funzioni, verso l’espansione e l’arricchimento per mezzo della riproduzione. Si tratta di uno sviluppo in direzione dell’autonomia che rifugge cioè dalla eteronomia risultante dalla sottomissione a forze esterne”.

Sembra ci siano sempre più elementi che appoggiano una concezione dell’organismo come iniziatore attivo di comportamenti orientati. Esistono delle ricerche in biologia che appoggiano il concetto di Tendenza attualizzante, una è quella di Driesch sui ricci di mare, citata da Bertalanffy (1960).

Anche nell’essere umano il fatto che più impressiona è questa tendenza diretta verso il completamento e l’attualizzazione delle proprie potenzialità. Noti sono gli studi che trattano del comportamento esplorativo, della curiosità, del gioco e della tendenza spontanea dell’organismo a cercare degli stimoli, a differenziare l’uno dall’altro gli stimoli presenti nel campo. Gli studi sulla deprivazione sensoriale sottolineano che la riduzione di tensione o la mancanza di stimolazioni sono ben lungi dall’essere lo stato ideale dell’organismo.

Mi sento sicuro di affermare che l’organismo umano è orientato, per sé, verso la propria conservazione ed il proprio miglioramento. Si parla, a volte, della tendenza attualizzante come se essa implicasse lo sviluppo di tutte le potenzialità dell’organismo. Invece, la tendenza attualizzante è una tendenza selettiva, direzionale e costruttiva. Alla base di ogni motivazione sta la tendenza organismica al completamento che può esprimersi in un’ampia gamma di comportamenti ed in risposta ad una larga varietà di bisogni.

La gerarchia dei bisogni di Maslow cerca di esprimere il fatto che debbono essere soddisfatti, almeno in parte, certi bisogni fondamentali prima che altri divengano urgenti. In certi momenti la tendenza dell’organismo ad autorealizzarsi si esprime nella ricerca del cibo, in altri nella soddisfazione sessuale; in ogni caso, a meno che tali bisogni non siano eccessivamente forti, anche queste soddisfazioni sono cercate in modo da aumentare, piuttosto che diminuire, la stima di sé”.

“Abbiamo a che fare con un organismo che è sempre motivato, è sempre intento a qualcosa, che cerca sempre qualcosa. La mia opinione è che c’è nell’organismo umano, una sorgente centrale di energia, e che tale sorgente è funzione di tutto l’organismo, non solo di una sua parte. Il modo migliore per esprimerla con un concetto è di definirla tendenza al completamento, all’attualizzazione, alla conservazione ed al miglioramento dell’organismo”.

(Rogers, C. The formative tendency, ’78). 

Counseling come: U

Umanesimo: in un’ottica di integrazione dei diversi approcci di counseling (modello rogersiano, psicodinamico, transazionale, cognitivo-comportamentale) si è evidenziata la comune matrice e radice umanistica, di quella concezione della Psicologia umanistica di rinnovata attenzione alle potenzialità dell’essere umano, in un approccio pragmatico, pedagogico, preventivo: una psicologia quindi della salute che ribadisce la centralità della persona umana, in una prospettiva dinamica vòlta al positivo (si veda la tendenza attualizzante). Elemento determinante in tale concezione è la visione olistica dell’individuo, secondo la quale l’essere umano è un tutt’uno, un’unità psicosomatica, un insieme di mente-corpo-emozioni che tende verso una vera e propria gerarchia dei bisogni (ved. Abraham Maslow e psicologia della “terza forza” in contrapposizione con le altre due correnti della psicologia, quella più tradizionale della psicoanalisi che nasce con Freud e quella comportamentista che ha origine dallo psicofisiologo russo Pavlov), personalissimamente interpretata. Tale basilare presupposto caratterizza la specialissima relazione tra il counselor e la persona in aiuto e alimenta la fiducia nelle potenzialità positive di ciascun individuo.

Un contributo significativo a tale riguardo ci è dato dall’approccio gestaltico: Von

Erenfers, un precursore della ricerca Gestaltica, all'inizio del secolo espresse il concetto che “il tutto è più della somma delle sue parti ", che significa che l'individuo non può essere considerato solo all’interno di uno dei suoi aspetti, come per esempio il suo sintomo: non è il mal di testa, non è l'emozione del momento ma è qualcosa di più che la  somma di tutti i suoi aspetti, così come un'opera sinfonica non è semplicemente le somma delle sue note ma c'è un'anima, c'è uno spirito che mette insieme le cose.

Questo è quindi un ulteriore invito a prestare attenzione al tutto, alla gestalt dell’individuo intesa appunto come un tutto che è più della somma delle sue parti.

E siamo così avviati a comprendere che “la mappa non è il territorio”, come sostiene Korzybsky e come sostiene la PNL: ogni ipotesi psicologica, per quanto sofisticata possa essere, rappresenta solo una mappa dello scibile umano e non il reale territorio.  Possiamo cioè formulare tutte le nostre visioni soggettive, possiamo vedere draghi, chimere, lune crescenti o calanti… però questa rimane comunque una nostra produzione mentale, una nostra soggettiva formulazione psicologica.

Il meraviglioso ruolo del counselor sarà dunque di agevolare e sostenere la persona fino a che ne acquisisca serena consapevolezza

Cordialissimamente

Giancarla Mandozzi

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