Il counseling ...dalla A alla Zeta: N, O

Il counseling ...dalla A alla Zeta: N, O

Non stiamo componendo un dizionario del counseling, semplicemente proseguiamo con alcuni spunti e incursioni nell’ordine alfabetico, per connotare il counseling e darne una immagine consona alle innumerevoli forme di aiuto che può rappresentare per ciascuno di noi, in attesa di ulteriori graditi contributi dei lettori

Counseling come: N

non direttivo: è il counseling centrato sulla persona, di approccio rogersiano e caratterizza la relazione tra il counselor e la persona in difficoltà.

Il counselor è agevolatore (mai dispensatore di consigli) e, riconoscendo in ogni persona la tendenza attualizzante verso valori ed esperienze positivi, nel rispetto di essa si dispone (come abbiamo già accennato) all’accettazione incondizionata, al rispetto, all’assenza di giudizio, in una autentica condizione di empatia. Nell’approccio di Carl Rogers, questo è elemento peculiare di ogni colloquio e del percorso di crescita, perché il counselor rispettando i tempi della persona amplificandone capacità riflessive e consapevolezza, le consentirà di auto-aiutarsi, di individuare le proprie risorse e accettare il cambiamento.

Nel counseling ad approccio gestaltico, l’intervento del counselor da non direttivo si fa semi-direttivo (come, vedremo, all’empatia si sostituisce la simpatia): in tal caso, seguendo le proposte di F. Perls, il counselor “deve frustrare le espressioni [della persona in aiuto]che riflettono il suo concetto del sé, le sue tecniche manipolative e le sue strutture nevrotiche. Deve invece soddisfare quelle espressioni che rispecchiano il suo vero sé.[…] Per aiutare a qualche forma di autorealizzazione, deve, per definizione, incoraggiare manifestazioni del sé essenziale che la persona cerca di scoprire”.

InFritz Perls, L’approccio della gestalt, ’77.

A ciascun counselor il compito, difficile e ineludibile, di individuare l’approccio più efficace e idoneo alla persona che chiede aiuto, nel qui e ora.

 

Counseling come: O

 

opportunità: ogni colloquio di counseling è un’opportunità, per la crescita (della persona che chiede aiuto come del counselor) per il cambiamento verso una condizione più “ecologica” e rispettosa del sé più autentico (ancora sia della persona in aiuto, sia del counselor), ogni colloquio e ogni percorso di counseling dunque è opportunità di procedere in modo autonomo e questo si realizza quando la persona in aiuto ha acquisito serena consapevolezza della propria situazione, come della condizione emotiva, in definitiva del problema che sta vivendo ed è giunta ad una coerente soluzione. L’aspetto assolutamente da non trascurare è che il cambiamento e la soluzione, anche piccola, sono realtà concrete che permangono, pronte ad evolversi verso il meglio nella vita della persona. Il ruolo di “alter ego” del counselor, una volta arrivata la persona alla soluzione, non ha più motivo di essere e la persona è autonoma, è persona libera delle proprie scelte, nell’accettazione di sé (uno o due colloqui a distanza di un certo tempo dall’ultimo previsto nel percorso di counseling, il follow up, saranno essenziali al counselor come alla persona in aiuto, per verificare che il cambiamento sia permanentemente acquisito).

 

orientamento: la persona che chiede aiuto vive un momento di incertezza, di dis-orientamento e il colloquio con il counselor ha tra gli obiettivi primari proprio il restituirle la capacità di orientamento. Orientamento verso scelte, più o meno importanti della propria vita,  verso le proprie emozioni in modo che non siano esse a guidarla bensì sia lei, la persona, ad accettarle/acquisirle moderarle/allontanarle consapevolmente,  orientamento verso gli altri, l’ambiente, il mondo… con la stessa ritrovata capacità di interagire senza essere sopraffatti e senza sopraffare.

Orientamento è anche, in ambito scientifico-culturale, ciò che qualifica la tipologia di intervento del counselor (che avrà diverse e integrate specializzazioni), è quell’insieme di competenze professionali che facilitano il counselor nell’esercizio della sua attività: dalla decisione iniziale se “prendere in carico” la persona che chiede aiuto o “inviarla” ad altro specialista, all’approccio con cui intervenire ad ogni momento, ad ogni colloquio, alla scelta degli esercizi (e…dei “compiti a casa”) per la persona, al suo aggiornamento teorico ed esperienziale, alla opportunità per sé della supervisione…

 

ottica olistica: è la modalità peculiare con cui il counseling si avvicina alla persona che chiede aiuto, considerata nella sua totalità. Il riferimento evidente è all’approccio della gestalt di cui ogni modello di counseling tiene conto. Gestalt in tedesco ha significato di “forma”, cioè configurazione di diversi elementi nel costituire un tutto armonico. Il  tutto è più della somma delle singole parti, come ad esempio la MELODIA, è costituita da parti, da singole note che la compongono e tuttavia è qualcosa di più della somma di esse, ha caratteristiche proprie. Ogni insieme è qualcosa di più delle singole parti e la combinazione fra loro di elementi diversi dà un risultato che è qualcosa di nuovo rispetto ai singoli elementi.

Così, Il comportamento della persona, viene osservato sempre tenendo conto del fatto che ha luogo in un ambiente, mai considerato astrattamente; la percezione che la persona ha di un evento, di una situazione è parte di complesse interazioni ed acquista un senso unicamente se vista in funzione del tutto.

Il concetto appare in tutta la sua evidenza nella percezione delle immagini (di cui la gestalt fa uso) in cui per ottenere visione corretta e comprensibile di un tutto, abbiamo necessità di percepire e utilizzare le singole parti in modo diverso. Nell’immagine qui di seguito proposta sono compresi due volti e per ottenere percezione corretta dell’uno o dell’altro (vecchia o giovane), quasi ogni parte della figura assume ruoli o funzioni diversi a seconda del tutto.

 

 

Avrete visto che alcune parti cambiano totalmente ruolo, significato funzionale (nasone-profilo; occhio-orecchio), mentre altre pur mantenendo inalterato il loro ruolo (velo, capelli) mutano qualcosa del loro aspetto (aderente/fluttuante) per restituirci la visione completa e corretta del volto.

Soltanto le ciglia dell’occhio di profilo e la pelliccia rimangono inalterate rispetto al tutto in entrambe le immagini.

Il counseling si propone appunto di consentire alla persona di ri-conoscere il ruolo che ogni elemento ha nel proprio “tutto”.

 

Cordialissimamente,

Giancarla Mandozzi

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