Il counseling ...dalla A alla Zeta: D, E, F

def counseling

Il counseling ...dalla A alla Zeta: D, E, F,

Come si diceva già, non stiamo componendo un dizionario del counseling, semplicemente proseguiamo con alcuni spunti e incursioni nell’ordine alfabetico, per connotare il counseling e darne una immagine consona alle innumerevoli forme di aiuto che può rappresentare per ciascuno di noi, in attesa di ulteriori graditi contributi dei lettori

Counseling come: D

dialogo: è termine abusato e spesso impropriamente. Nel counseling è lo strumento centrale, nella sua più profonda autenticità come capacità di comunicazione e comprensione reciproca tra la persona che chiede aiuto e il counselor, tra il counselor e la persona in momentanea difficoltà, tra i diversi specialisti che talora intervengono nell’opera di sostegno e guida. Obiettivo del percorso di counseling è anche il dialogo tra la persona che chiede aiuto e le perone con cui si relaziona, l’ambiente in cui lavora, opera, vive

dialogo interiore: non il parlare da solo, bensì il parlarsi e soprattutto ascoltarsi, il che implica l’ascoltare le diverse parti di sé. Quando? Per alcuni di noi è abitudine consolidata, naturale e serenamente vissuta, per altri esercizio sconosciuto: in entrambi i casi, il percorso di counseling costituisce l’opportunità di viverlo correttamente e/o scoprirne le innegabili potenzialità nelle situazioni per noi più impegnative, prima di una scelta importante, per gestire l’ansia o una qualsiasi forte emozione. Viverlo correttamente sta a significare un mondo di impercettibili sottigliezze e raffinatezze di cui è capace l’animo umano, sostanzialmente tuttavia è il parlarsi e l’ascoltarsi con lealtà, anche nel caso in cui ci induca ad ammettere un nostro errore o una nostra debolezza. Questa è la vera risorsa positiva del dialogo interiore

 

diminuzione rigidità: il percorso di counseling manifesta i suoi primi effetti positivi quando le così dette rigidità della persona, costruite e strutturate nel tempo  come difesa (tutti ne abbiamo e tuttavia ora ci riferiamo a quelle di chi è in difficoltà) diminuiscono, quando ci si rende più flessibili nelle parole (esempio: usando un vocabolario impercettibilmente meno aggressivo che il counselor immediatamente rileverà permettendo alla persona di rendersene consapevole), nei gesti, nel comportamento: è l’inizio del processo verso l’accettazione dell’esperienza che si sta vivendo, di sé, degli altri. L’espressione in oggetto ricorre in Carl Rogers per il quale lo sviluppo e il miglioramento della comunicazione e dei rapporti interpersonali sono favoriti da un processo di esperienza diretta  di un clima psicologico di sicurezza, che favorendo una riduzione delle rigidità difensive consente una maggiore apertura sia su di sé sia sugli altri (C. Rogers, 1970). Pertanto la presenza di un senso di fiducia e l’assenza di giudizio da parte del counselor promuovono una maggiore accettazione di sé e degli altri e una maggiore disponibilità al cambiamento, agevolando un apprendimento interpersonale. Sarà così che, fin dal primo colloquio, una sapiente costruzione del setting, il clima di accettazione e sicurezza, l’empatia attutiranno fino a dissolvere la rigidità difensiva della persona in aiuto che finalmente si esprimerà avvertendo di potersi fidare e affidare.

 “Sulla base delle mie esperienze, ho notato che se posso contribuire a creare un clima contrassegnato da genuinità, apprezzamento e comprensione, allora avvengono cose molte stimolanti. Gruppi e persone si muovono in un clima simile, dalla rigidità verso la flessibilità, da un esistere statico a un vivere dinamico, dalla dipendenza verso l’autonomia, dalla difensività verso l’accettazione, da un essere ovvio e scontato verso una creatività imprevedibile. Diventando in tal modo una prova vivente della tendenza alla realizzazione” .(Rogers, 1961)

 

 

distanza: nell’ambito della comunicazione, indica prima di tutto lontananza emotiva tra i soggetti che stanno interloquendo (pur distanti per mille altri elementi, comportamento, atteggiamenti, cultura, ambiente, età, opinioni, valori...), e questo ci riconduce in un attimo alle barriere della comunicazione di cui si è occupato Thomas Gordon. Si tratta di ostacoli alla comunicazione che provengono anche dalle più buone intenzioni, talvolta addirittura da un eccesso di aiuto che si vuol dare alla persona. Ogni qualvolta rileggiamo le 12 barriere (dare ordini, comandare, dirigere;  minacciare, ammonire, mettere in guardia; moralizzare, far prediche; offrire soluzioni, consigli, avvertimenti; argomentare, persuadere con la logica; giudicare, criticare, biasimare; fare apprezzamenti, manifestare compiacimento; ridicolizzare, etichettare, usare frasi fatte; interpretare, analizzare, diagnosticare; rassicurare, consolare; indagare, investigare) ci soffermiamo tra meravigliati e dubbiosi di fronte all’offrire consigli o a persuadereo addirittura rassicurare e poi però conveniamo che anche l’esperienza questo ci ha insegnato: il confine tra me e l’altro va rispettato; oltrepassarlo è comunque dannoso al rapporto e aumenta la distanza tra noi e l’altro.

Come alcune parole possono aumentare la distanza tra noi e l’altro, così ci sono modalità per avvicinarlo: ad esempio, le frasi invito o “apriporta” (Dimmi pure; Vuoi dirmi che; Continua pure; Mmhm...mmhm; Certo...) e di tutto questo ilo counselor è consapevole interprete

 

domande: per definire il problema della persona che chiede aiuto, come per guidarla verso il cambiamento il counselor è nella condizione di porre domande e gli è richiesta la consapevolezza che esse sono lo strumento eccellente sia per agevolare la relazione, sia per...ostacolarla e dunque grande abilità e competenza per porre quelle utili, congruenti ogni volta alla situazione.

L’elenco delle domande che disturbano la relazione, anche semplicemente perché limitano le possibili risposte, come ad esempio le domande retoriche, è ben nutrito, da quelle chiuse, a quelle multiple, allusive... e la domanda che più agevola resta quella aperta che induce la persona a narrare e narrarsi, e, guidata opportunamente,  all’approfondimento e alla puntualizzazione.

Anche la persona che chiede aiuto spesso pone domande e la competenza del counselor ha da essere tale da comprenderne le caratteristiche, i significati sottesi e seminascosti così da aiutare la persona stessa ad individuare una risposta adeguata

 

 

Counseling come: E

 

educazione:il percorso di counseling è anche educazione, meglio autoeducazione (e-duco= condurre fuori) alla consapevolezza,  all’esplicitazione delle proprie risorse, alla riscoperta delle proprie abilità, all’accettazione di sé

 

empatia: l’atteggiamento di comprensione-ascolto-accettazione del counselor nei confronti della persona in aiuto. Il counselor, pur non identificandosi con  lei,  comunica alla persona la sua vicinanza emotiva, il suo porsi al suo fianco e dal suo punto di osservazione per...approfondire l’esperienza e individuare altre angolazioni, altri significati

 

emotività: insieme all’aspetto cognitivo e razionale è osservata dal counselor che da come essa si manifesta trae ulteriori informazioni sulla persona in aiuto. Il come la persona vive la propria emotività nel mentre si racconta o semplicemente si pone in attesa di fronte al counselor costituisce un nucleo di informazioni essenziali per costruire un’autentica ed efficace relazione

 

equilibrio: tra due poli, tra due opposti richiami, tra due emozioni, tra due bisogni contrastanti... Di equilibrio e dunque di misurata distanza e distacco dopo una consapevole scelta si sostanzia la nostra crescita, ogni cambiamento verso una vita vissuta compiutamente

 

esplorare: il counselor esplora nel qui e ora la problematica che la persona che chiede aiuto sta portando, nel contempo esplora se stesso e le proprie re-azioni a quanto sta accadendo, ed anche la persona che chiede aiuto compie, con la guida e la collaborazione del counselor, un’esplorazione nella sua attuale esperienza, nella relazione e in alcuni frammenti del suo vissuto. L’esplorazione è una delle modalità essenziali per comprendere e comprendersi.

 

Counseling come: F

 

favorire:la crescita, il cambiamento attraverso la soluzione dei disagi esistenziali che la persona in aiuto avverte e che non comportino la ristrutturazione profonda della personalità

 

feed back: le risposte, ogni risposta verbale, non verbale e soprattutto di atteggiamento-comportamento a quanto il counselor consapevolmente propone. Importante che la persona in aiuto apprenda a considerare feed back ogni effetto, soprattutto quando non gradito delle proprie esperienze, per farsene responsabilmente consapevole mantenendo la propria autostima

 

feed back fenomenologico: è ciò che il counselor rimanda alla persona in aiuto in particolari momenti della relazione e che chiede alla persona, allo scopo di fissare l’attenzione su importanti dettagli della condizione che vive, come della relazione sia dal punto di vista cognitivo, sia emotivo

 

fiducia: elemento essenziale per costruire una relazione tra il counselor e la persona in aiuto, fiducia in sé (obiettivo per la persona in aiuto la cui autostima sia diminuita), fiducia nelle proprie possibilità, abilità, risorse

 

fidarsi: il clima di accettazione empatica in assenza di giudizio che il counselor avrà saputo creare, permetterà alla persona che chiede aiuto di fidarsi del counselor, affidandosi a lui/lei per giungere a...fidarsi di se stessa

 

flessibilità: riferita in particolare alla capacità di accogliere se stessi, con i propri limiti, le proprie esperienze e l’altro, gli altri; abilità implicita nel ruolo e nella figura del counselor

 

focalizzazione del problema: all’inizio del percorso, al primo colloquio e poi  comunque ad ogni colloquio, il counselor aiuterà la persona in aiuto a fare e farsi chiarezza sul nodo problematico del suo disagio, imparando così a distinguere tra figura e sfondo (si veda l’approccio gestaltico)

 

 

cordialissimamente

Giancarla Mandozzi

 

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