Il counseling ...dalla A alla Zeta: C

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Il counseling ...dalla A alla Zeta: C

 

 

 

               Non stiamo componendo un dizionario del counseling, semplicemente proseguiamo con alcuni spunti e incursioni nell’ordine alfabetico, per connotare il counseling e darne una immagine consona alle innumerevoli forme di aiuto che può rappresentare per ciascuno di noi, in attesa di ulteriori graditi contributi dei lettori

 

Counseling come: C

 

cambiamento: è il nodo, il focus attorno a cui ruota, si sostanzia, si giustifica un percorso di counseling; è il cambiamento da una situazione di disagio, di mancata consapevolezza, alla compiutezza di una vita vissuta pienamente, con equilibrio, rispettosa di me, dei miei bisogni, desideri, sogni e attiva coinvolgente, per sentirmi veramente chi sono. La singolare ed essenziale peculiarità del counseling è che tale modificazione, a livelli minimi o di una certa rilevanza riguarda anche il counselor. Nel processo di counseling infatti, qualunque sia l’approccio metodologico seguìto, la persona che chiede aiuto e il counselor sono entrambi coinvolti e l’esistenza del counselor comunica con l’esistenza della persona in aiuto. Il counselor si avvicina “ad ogni persona come a una realtà assolutamente unica e irripetibile” (Maslow, 61), con rispetto, empatia, accogliente... consapevole che l’esperienza di ogni incontro potrà essere per se stesso occasione di crescita.

 

 

catalizzatore: il counselor tramite abilità, doti interiori, tecniche, metodologie, strategie che pone in essere concordemente dispone, aggruma ogni dettaglio per sostenere il processo di crescita della persona

 

centralità della persona: il counseling si connota proprio in quanto pone al centro di ogni ricerca, indagine, riflessione...la persona che nel qui e ora porta il suo vissuto, il suo mondo fisico, cognitivo, emotivo

 

chiarire: ogni tessera di un intricato puzzle a poco a poco, con una leale collaborazione tra counselor e persona che chiede aiuto, si definisce, assume contorni nitidi, si fa limpida e porta chiarezza alla visione di situazioni di disagio, al punto di osservazione, alla posizione nei confronti della propria vita, della vita di relazione, del mondo

 

cliente: è la definizione forse più diffusa per riferirsi alla persona che chiede aiuto, per ribadire che non siamo nell’abito della patologia. Niente a che vedere dunque con il paziente del percorso della terapia di analisi condotta dallo psicologo, dallo psicoterapeuta o psichiatra: il counseling è fortemente ancorato solo all’ambito della salutogenesi

 

colloquio: è l’elemento determinante del contatto ed eventualmente del percorso di counseling (se la persona viene “presa in carico”). Il colloquio è strumento perché la persona racconti, si racconti, consapevolizzi, si avvicini ad esercizi ed esperienze guidati dal counselor che la porteranno alla soluzione del problema

 

competenze: tante e mai concluse del counselor che ancor prima di essere formato (Master triennale) sarà bene che abbia trovato in sé la disponibilità a volgersi al bisogno dell’altro, non con atteggiamento di onnipotenza e autoreferenziale, bensì di servizio e collaborazione. È per questo che il counselor continuerà sempre ad avvertire la necessità di affinare, migliorare, approfondire conoscenze e modalità, insomma avrà sempre ancora desiderio di crescere per essere in grado di intervenire con maggiore efficacia a sostegno di chi gli chiede aiuto

 

compliance: adesione del cliente al processo che il counselor sta delineando e che solo con la sua (della persona che chiede aiuto) intima convinzione e partecipazione potrà portare frutti (è definizione che trovo più consona rispetto ad alleanza terapeutica, per le motivazioni già esplicitate)

 

comprendere: in tutte le accezioni che possiamo immaginare, in ogni momento del percorso di counseling: contenere in sé, racchiudere, includere,  afferrare con la mente qualcosa, le parole di qualcuno, penetrare nell'animo di qualcuno, giustificarne il comportamento,  comprendersi

 

congruenza: è l’atteggiamento che contraddistingue il counselor (non potrebbe essere altrimenti) di spontaneità, lealtà, onestà  coerenza tra ciò che dice e ciò che sente in autentica libertà, e quello a cui ogni colloquio di counseling tende per far sì che la persona consapevolizzi quando come e quanto sia capace di metterla in atto in ogni situazione della propria vita

 

consapevolezza: il counselor è consapevole di sé, del proprio ruolo, dei suoi limiti e dei suoi punti di forza, la persona che chiede aiuto sarà dal counselor sostenuta  per giungere allo stesso grado di auto osservazione di sé, con autenticità

 

convinzioni: il mondo che ciascuno di noi vive è costellato di convinzioni, “informazioni” personali attraverso cui plasmiamo la nostra realtà individuale, una realtà “nostra” con la quale vediamo, sentiamo e percepiamo noi stessi, gli altri, le cose, gli eventi ed il mondo. Le convinzioni sono certezze (del tutto individuali e pur sempre certe) strutturate nel tempo e da tempo, spesso entrate in una condizione di automatismi impercettibili e per questo ripetitivi, apparentemente inalterabili, immodificabili. Il percorso di counseling può liberarci dalle nostre convinzioni limitanti, quelle cioè che ci inducono un messaggio negativo,  potenziando quelle che sono in grado di aprirci alla positività.

 

cooperazione: profonda tra il counselor e la persona che chiede aiuto, come tra le figure che talvolta, con diverse specializzazioni, si occupano del problema di un individuo o di un gruppo

 

crescita: il più bel risultato, la più desiderata risposta ad ogni colloquio, ad ogni percorso di counseling, esperienza nutriente per il counselor e per la persona che chiede aiuto

 

 

Cordialissimamente

Giancarla Mandozzi

 

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