Se solo ne avessimo occasione e volontà...anche il divertimento sarebbe formazione

Se solo ne avessimo occasione e volontà...anche il divertimento sarebbe formazionesimpson

 

Questo esercizio è riservato ai fan dei Simpson. Ti sottopo­niamo un articolo di giornale che parla di Homer, il patriarca della or­mai celebre famiglia. Esso presenta alcune lacune, inserisci tu le pa­role mancanti, ricavandole dall'elenco seguente. (da G. Beccaria, a cura di, Il cartone animato Homer Simpson, «La stampa», 4 dicembre 1999)

 

si ipnotizza, vigliacco, così, riscatto, l'audience, politicamente, perdente, cor­rosiva, generosità, sbandati, amato, sgangherato, sparami, riscuote, ingozza, buono, identificazione, satira

 

Un uomo.................... anche se sul lavoro si mette la cravatta, nessuno vorrebbe sposarlo. Homer Simpson è brutto, sgradevole, ignorante,……….Si………….di cibo-spazzatura, e di birra e……. solo davanti alla televisione. Gli americani - e il resto del mondo - che l'hanno scoperto guardando la tv lo seguono con odio-amore. È vero che fa un mestiere …………scorretto (lavora come ispettore in una centrale nucleare) e che fa di tutto per essere un………………, eppure possiede un'anima. Lampeggia ogni tanto, con confuse aspirazioni di…………….e slanci inconsapevoli di……………..È cattivo e……………………al­lo stesso modo, senza rendersene pienamente conto. Per questo………………..tan­to successo e da un decennio…………….cresce. Milioni di pseudo-Homer in car­ne e ossa guardano, ridono, passano il tempo e intuiscono confusamente che a tenerli incollati alle avventure dei Simpson è un meccanismo di ……………l L’inventore, Matt Groenig, ha dato vita alla……………sociale più………..mai sperimentata con un cartone animato. Per dimostrare che non c'è speranza, a Homer ha dato una famiglia di ….. a cominciare dal primogenito Bart. Dieci anni appena e la sua frase preferita è «Sorellina, se smetterò di amare la violenza, allora………….». Eppure - come il povero padre - ha bisogno di es­sere………………., soprattutto dal patetico Homer, genitore…………..,cravatta compresa.

 

Avrete senz’altro notato la data per così dire... antidiluviana: è uno dei numerosi esercizi proposti a ragazzi di 14-15 anni per migliorare ed affinare l’uso appropriato di vocaboli ed espressioni. Che l’argomento sia quello di un cartone animato non dovrebbe sorprenderci, anzi potrebbe risvegliare in noi educatori e formatori quel pressante invito ad educare, ad insegnare, a formare divertendo.

Alla mia generazione è stato inculcato il principio che lo studio e l’applicazione sono una cosa seria e non possono coesistere con il gioco e il divertimento, richiedono il massimo della concentrazione e dello sforzo cognitivo per raggiungere l’obiettivo desiderato. E l’obiettivo quale era? In poche parole quello di ottenere risultati ogni volta migliori, proprio grazie all’intensificazione dell’allenamento e dell’applicazione. Se gli esiti (dalla prima classe delle elementari alla prova dell’esame di stato) non erano quelli che ci aspettavamo o, spesso, quelli che i nostri genitori e insegnanti si aspettavano da noi, nostre e soltanto nostre erano le responsabilità e dovevamoda ogni esperienza poco gratificante, accompagnata da rimproveri e limitazioni, trarre nuova energia per ripartire con maggiore tenacia e determinazione.

Bene! È stato quasi sempre un metodo efficace per allenare in noi la resilienza ed oggi ancora ce ne gioviamo, tuttavia sono ben convinta che l’equilibrio non guasti e, come docente credo di poter affermare che l’insuccesso dello studente è legato a responsabilità atteggiamenti e comportamenti anche degli adulti, compreso il docente stesso che può tanto fare perché lo studio venga avvertito come impegno piacevole, perché il gusto della conoscenza prevalga sulle difficoltà che il conoscere naturalmente comporta.

Aprirsi alla conoscenza, nutrire il gusto dell’analisi e affinare la comprensione del mondo che ci circonda possono essere un divertimento e ciò che ci diverte può esso stesso essere fonte di riflessione. Ricordo di aver realizzato con studenti del penultimo anno della Secondaria di II grado un percorso didattico proprio sui Simpson, ottenendo che quel cartone animato, che ogni pomeriggio ciascuno di loro vedeva, testardamente e furtivamente ignorando rimbrotti e sollecitazioni a studiare dei genitori, è divenuto oggetto di indagine e piacevole lavoro. All’incredulità degli studenti che si potesse fare lezionesu qualcosa che apparteneva alla categoria dello svago, dei discorsi e racconti tra compagni, che insomma lo studio non è sinonimo di argomento serioso e lontano da ciò che ci attrae, in pochi giorni si è sostituita una bellissima energia creativa, uno spirito di collaborazione a segnalare, analizzare, registrare, catalogare...e ricercare notizie informazioni su quel cartone e su altri, sugli obiettivi iniziali e su quelli realmente conquistati nel mondo dai personaggi in giallo, la meraviglia di contattare il mondo della...persuasione occulta. Il passo a Mc Luhan e agli studiosi della comunicazione, passando per la letteratura, fino a Umberto Eco, ecc...è stato agevole e gradito.

Se l’obiettivo primario della formazione è allertare ogni nostra risorsa, avvicinarsi alla realtà assumendo diversi punti di vista, cercare le soluzioni piuttosto che fermarsi al problema, è certo che possiamo raggiungerlo partendo dal mondo di colui che è in formazione. L’esperienza citata ne è una conferma e i formatori credo abbiano imparato a trarre insegnamento continuo da questo impareggiabile esercizio di...decentramento da sé.

 

 

Cordialissimamente

Giancarla Mandozzi

 

 

 

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