una miniera inesauribile...

miniera

Per un docente che ha seguito e accompagnato generazioni di studenti  all’esame di stato, condividerne  emozioni e trepidazioni è un moto naturale dell’anima, così come lo scorrere le tracce proposte dal Ministero con una qualche ansia, non del tutto scissa da un’implicita verifica sul proprio lavoro di insegnante-guida (e grande  vi assicuro, grandissima la soddisfazione di ritrovare in quelle tracce argomenti, autori, problemi trattati e discussi in classe).

Già! la “prima” prova, quella di italiano: un incubo, spesso l’incubo, e difficilmente amata, da pochi (e mi riferisco agli adulti) condivisa e compresa in una società che è volta alla tecnologia, alla comunicazione rapida rapidissima, quasi cifrata (e non solo negli sms), una prova che richiede abilità di argomentazione, di riflessione, interpretazione, che presume familiarità con artisti, scrittori e poeti, insomma  una prova “antica”, che non di rado è intesa come riproposta al solo scopo di rendere omaggio ad una scuola come quella italiana che vive delle sue basi classiche (anche negli Istituti ...Tecnici)e poco, assai poco pragmatica.

 Eppure...

 

Eppure proprio con questa prova abbiamo la possibilità autentica di misurare il nostro individuale sentire. Dalla prima traccia 2012, enucleo il seguente passaggio:

“Accrescendo i bisogni inutili, si tiene l’uomo occupato anche quando egli suppone di essere libero. “Passare il tempo” dinanzi al video o assistendo a una partita di calcio non è veramente un ozio, è uno svago, ossia un modo di divagare dal pericoloso mostro, di allontanarsene. Ammazzare il tempo non si può senza riempirlo di occupazioni che colmino quel vuoto. E poiché pochi sono gli uomini capaci di guardare con fermo ciglio in quel vuoto, ecco la necessità sociale di fare qualcosa, anche se questo qualcosa serve appena ad anestetizzare la vaga apprensione che quel vuoto si ripresenti in noi.”

Non è cronaca di questi giorni in cui a ore prestabilite le strade si svuotano, i gruppi di amici si convocano, in fretta si lascia il lavoro, per seguire gli europei di calcio e, finite le partite ci si divide tra entusiasti e detrattori, tra tifosi e nauseati, tra felici e scontenti... sono le parole di un poeta: Eugenio Montale, Ammazzare il tempo, da Auto da fé. Cronache in due tempi, Il Saggiatore, Milano 1966 da un articolo in “Corriere della Sera” ,7 novembre 1961.

A chi con un sorriso un tantino più che ironico, quasi di irrisione chiede, possiamo, credo e spero in molti, rispondere che la poesia, il poeta quando sono autentici, quando esprimono anche con dolore l’urgenza degli affanni non di un uomo bensì dell’uomo, sono l’aiuto il sostegno più profondo alla angoscia di una vita talvolta vissuta senza individuarne il senso, possono essere maestri per acquisire consapevolezza di noi e del nostro mondo.

In fondo, il poeta vero è colui che nell’ascolto più profondo coglie le istanze, i desideri, le speranze, le strazianti delusioni, le effimere certezze, le sublimi bellezze dell’umanità e mentre le confida a se stesso, ne disvela a tutti noi il più intimo significato, purché siamo pronti a metterci anche noi in ascolto.  

Una miniera inesauribile anche per ...il counselor.

Cordialissimamente,

Giancarla Mandozzi

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