Come riuscire a de-motivare pur nutrendo le migliori intenzioni di... aiutare

esame

Accade continuamente: agli altri, a ciascuno di noi, nella cerchia ristretta dei nostri amici, familiari, colleghi di lavoro, come nella comunità di cui ci sentiamo parte, nel Paese in cui viviamo, nel mondo: pur con le migliori intenzioni di aiutare, metterci a disposizione dell’altro, usiamo parole gesti atteggiamenti, esprimiamo idee che ottengono un primo sicuro obiettivo, quello di scoraggiarlo, de-motivarlo. E se c’è una condizione emotiva da cui è bene tenersi al riparo nelle difficoltà è proprio lo scoraggiamento, la de-motivazione.

Un episodio, di cui non sono certo l’unica testimone, ha riproposto con forza e urgenza una riflessione in merito e mi piace condividerla da questa pagina con professionisti dell’ascolto, counselor, formatori, docenti ecc...

In sintesi:

- l’obiettivo è rassicurare i giovani delle zone colpite dal recente terremoto dell’Emilia, preoccupati per gli esami da sostenere alla conclusione della Secondaria di I e II grado.

 

- I soggetti coinvolti per assumere decisioni in merito sono tanti, dal singolo docente ai dirigenti al ministro MIUR dr Francesco Profumo, o forse meglio dal ministro...al singolo docente. Tutti sono, siamo, concordi che occorra prendere provvedimenti perché gli esami imminenti si svolgano con il minimo stress possibile per i ragazzi, per le famiglie, tenendo conto delle oggettive condizioni di difficoltà emotive e non solo (il crollo o l’inagibilità di scuole e case).

- In molti, dalle tv locali a quelle nazionali, hanno avvicinato intervistato, accolto in trasmissioni televisive e radiofoniche i protagonisti –i giovani e i ragazzi, i genitori, i docenti- che continuano a vivere giorni di ansia tra scosse sismiche e consapevolezza di una incerta, incompleta preparazione per gli esami. E in una di queste occasioni (ll G Radio dei ragazzi, RadioRai 1, 11-06-2012, podcast) è emersa con chiarezza  la richiesta di alcuni ragazzi che hanno frequentato la terza media che l’esame preveda solo la prova scritta, per le seguenti motivazioni:

-         in molti hanno perso sotto le macerie i libri e sono impossibilitati a prepararsi adeguatamente per la prova orale

-         nel caso in cui durante la prova orale si avvertisse una scossa sismica, la paura impedirebbe di concentrarsi e rispondere adeguatamente.

Se dubbia è l’attendibilità delle motivazioni, certamente tutta da analizzare è la immediata relativa risposta per rassicurare quei ragazzi e tutti i giovani coinvolti dal problema:

“la scuola deve starvi vicino in questo caso in modo particolare [...]i ragazzi sosterranno soltanto la parte orale. La parte più complicata è la parte scritta, in realtà se per caso ci fosse una scossa di terremoto [...] I ragazzi non si debbono preoccupare”

Secondo logica, nulla da eccepire, visto che la prova scritta (quattro ore o addirittura  6 ore consecutive per la prova di Italiano degli esami della Secondaria di II grado) può creare più disagi rispetto agli esami orali, ma ...

Ma se si intendeva dare una risposta coerente e congrua alla domanda, ebbene non è stata data, se si voleva aprire un dialogo rassicurante da adulto a giovane, in realtà  non c’è stato dialogo, non c’è stata relazione, né comunicazione.

Da una parte i ragazzi con la loro inesperienza e le loro difficoltà che chiedono e propongono, dall’altra l’adulto che risponde tenendo presente del problema soltanto gli aspetti che “gli” competono,  organizzativi e della sicurezza.

 

Propongo qualche osservazione sui primi elementi atti a rassicurare, come in questo caso si sarebbe voluto,  chi in difficoltà si rivolge a noi:

1)      dare risposta significa esprimersi in modo congruo, dopo aver ascoltato la domanda

2)    rispondere implica che sia coerentemente motivato l’eventuale accoglimento/rifiuto della richiesta

3)    ulteriori elementi rassicuranti nella risposta –a livello emotivo, cognitivo, organizzativo, ecc- saranno dati (possibilità di azione diverse, strategie, modalità, opportunità di scelta...), piuttosto che in un invito a non dover preoccuparsi.

 

Infine un accenno, appena appena suggerito,  ad una questione complessa di grande grandissimo rilievo: il processo insegnamento/apprendimento.

Affermare che la prova scritta è più complicata rispetto a quella orale, senza chiarire che ci si sta riferendo esclusivamente a problemi organizzativi, significa semplicemente ignorare che stili diversi di apprendimento sono una realtà. E ancora una volta, chi ha ruolo di agevolatore, educatore ed anche chiunque intenda essere di aiuto, di sostegno all’altro non può ignorarlo, come non può ignorare che ognuno di noi ascolta e recepisce con modalità proprie , soggettive e diverse rispetto ad altri, e tuttavia a ciascuno, quando parliamo siamo chiamati a far sì che il nostro messaggio giunga con la medesima chiarezza ed efficacia.

Quanti tra i nostri ragazzi riescono a dare il meglio di sé nella prova scritta e restano impacciati poco convincenti, anche se preparati, alla prova orale? Ci preoccuperemo ogni giorno, ad ogni lezione, di fortificarli anche nelle abilità che meno sono loro familiari, e per favore evitiamo di dire che in sede di esame vogliamo facilitarli togliendo la prova scritta; per tutti, bravi e meno bravi, per favore non sminuiamo agli occhi loro e di tutti pubblicamente la grande fatica che si accingono a compiere, piuttosto sosteniamoli riconoscendo in primis, sinceramente le difficoltà che li aspettano e tratteniamoci in tempo prima di lanciare quella terribile evocazione “ai miei tempi...”.

 

              E se ad usare quel corsivo sopra riportato è il Ministro del MIUR Dr Francesco Profumo?

...counselor e docenti (non solo ...) hanno ancora tanto e tanto cammino da compiere, non importa se talvolta o più spesso in ...solitudine

 

 

Cordialissimamente

Giancarla Mandozzi

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