il docente e la dis-abilità dell’alunno

               il  docente e la dis-abilità dell’alunno

 

La dis-abilità (un termine generico per indicare diverse forme di disagio e difficoltà di apprendimento) è da alcuni anni condizione nota anche nelle classi della Secondaria di II grado e se la famiglia, i genitori, gli alunni stessi quando arrivano a frequentare il primo anno di Scuola superiore hanno già sperimentato difficoltà, incomprensioni, equivoci, ostacoli di ogni tipo e ne portano impresse nella loro anima le conseguenze, il docente che da decenni insegna nella Secondaria di II grado spesso (meglio: quasi sempre) è nuovo al problema e dunque, a meno che non possieda interiori eccezionali doti di empatia, in evidente difficoltà cognitiva ed emotiva.

 

Si tratta di una situazione potenzialmente esplosiva in cui si fronteggiano da una parte coloro che portano il segno tangibile, quasi un marchio della delusione per gli ingiustificati e ripetuti rifiuti (nella vita di relazione come nel mondo della scuola) della loro difficile e sofferta condizione, e per i quali troppo poche sempre sono le persone che hanno saputo e sanno comprenderli, sostenerli, accettarli, dall’altra chi è totalmente impreparato a gestire una situazione che sia appena diversa da quella prevista dalla Programmazione e realizzazione di un preciso Programma disciplinare (si legga: 98% contenuti, 2% comunicazione-relazione docente/alunno).

La relazione con l’alunno che “arriva” alla Secondaria di II grado con qualche dis-abilità è comunque resa più difficile che negli altri precedenti gradi scolastici perché in questa ci si pongono obiettivi e finalità in cui l’aspetto contenutistico, ammettiamolo, è prevalente e di minimo spessore è quello educativo-formativo.

Piuttosto che soffermarci a disquisire quanto sia errato e  poco produttivo un simile approccio (oltre ad esserne profondamente convinta, ho raccolto numerose prove concrete in merito), propongo di riflettere su SE ed eventualmente COME  sia possibile fare dell’incontro con la disabilità, che è di fatto un problema di COMUNICAZIONE-RELAZIONE, un elemento arricchente il gruppo classe, e dell’attuazione di un sostegno-condivisione-accettazione dell’alunno in difficoltà l’elemento cardine di una aumentata qualità della proposta educativa, all’insegna della collaborazione e persino dell’apprendimento cooperativo.

Rivolgiamoci prima di tutto agli adulti coinvolti: nell’ordine, dirigente scolastico, docenti del Consiglio di classe, genitori dei compagni di classe, genitori dell’alunno, intervenendo dapprima sulle figure emozionalmente meno coinvolte fino ad arrivare ai genitori che, ACCOLTI da comportamenti e atteggiamenti comuni, dal dirigente al singolo docente al genitore di un compagno di classe del proprio figlio, saranno indotti a rispondere con la stessa comprensione e accoglienza non sentendosi esclusi né  osteggiati. Può sembrare operazione teorica e irrealizzabile e lo sarà, se gli adulti deputati alla formazione e all’educazione –il dirigente scolastico e i docenti- non sapranno mettere in atto le strategie utili ad abbassare le barriere di difesa di ognuno (ad esempio dei genitori dei compagni di classe, ciascuno a difesa del proprio figlio, considerato “svantaggiato” dal trattamento “diverso” riservato all’alunno con difficoltà). Va da sé che per mettere in atto queste strategie, occorre almeno CONOSCERLE (starei per chiedere: quali Corsi di Formazione sulla comunicazione-relazione docente/alunno sono stati frequentati nelle nostre scuole Secondarie di II grado?...di certo tanti ne vengono proposti da counselor ed esperti formatori). E occorrerà anche che al momento della formazione delle classi, il dirigente convochi ogni singolo consiglio dei docenti per informare e concordare un comune  comportamento in presenza di alunni con dichiarate forme di disagio.

In questa sede non ci interessa addentrarci ancor di più nell’organizzazione della scuola (per altro regolamentata da una solidissima normativa in ambito pedagogico-formativo-educativo): ciò che mi preme mettere in evidenza è come  sia essenziale attivare dinamiche di collaborazione in un’équipe di lavoro per giungere a risultati possibili e concreti. Una volta che gli adulti coinvolti abbiano compreso e fatto propria la condizione in atto e si sentano tutti, come sono, protagonisti dell’evento, solo allora si potrà pensare di educare alla corretta-reciproca relazione i giovani coinvolti. E questo nella Secondaria di II grado è l’aspetto più facilmente  realizzabile perché la creazione di norme e regole di classe condivise e compilate insieme dai docenti e dagli alunni, è ormai pratica diffusa e sicuramente attuabile.

E il singolo docente? Per il singolo docente come per ogni genitore e studente sarà di fondamentale aiuto il CONTESTO nel quale si trova ad operare.

Vogliamo sintetizzare?

  1. dis-abilità, problema di COMUNICAZIONE-relazione
  2. obiettivi: ACCOGLIENZA, rispetto reciproco, collaborazione 
  3. inscindibilità tra CONTESTO e soggetti coinvolti

 

Nel forum di counselingitalia, per i docenti interessati,  altro ancora dal mio “album di ricordi”...

 

cordialissimamente,

Giancarla Mandozzi

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