Nelle scuole, un Corso introduttivo al Counseling per Docenti...ma forse sto sognando

Nelle scuole, dalla Primaria alla Secondaria di II grado, un Corso introduttivo al Counseling per Docenti

...ma forse sto sognando

 

           A che titolo far entrare il counseling nella scuola?

In molti se lo chiedono e molti lo avvertono più che come opportunità, come una minaccia, come l’ennesima invadenza di “esperti”, fondamentalmente estranei alla scuola, che pretendono di insegnare a chi nella scuola opera da...decenni.

Proprio da questa diffidenza vorrei trarre spunto: il counselor, l’ ”esperto” che fosse coinvolto in un Corso di Formazione per docenti non potrà che essere o essere stato egli stesso un docente e sarà anche opportuno che sia un counselor formato e aperto a diversi approcci per poter interagire coerentemente ed efficacemente con la complessa realtà del mondo scolastico.

 

Data questa premessa, potrei rispondere che il counseling, essenzialmente e solo nell’ambito della salutogenesi e dell’empowerment individuale e di gruppo, forma di aiuto che induce ad auto-aiutarsi, può svolgere una funzione nevralgica nel processo insegnamento-apprendimento, migliorando la qualità e l’efficacia della comunicazione docente/alunno in una visione circolare per la quale comunicazione non è trasmissione, bensì relazione con l’altro. Così all’alunno saranno offerti strumenti per conoscersi meglio ed affrontare le difficoltà mantenendo (talvolta scoprendo) la propria autostima e il docente proverà quella intima sottile struggente gratificazione che viene dal constatare la progressiva autonomia di quel bambino, di quel giovane di cui si sente responsabile e gusterà di nuovo la gioia del suo difficilissimo complesso incompreso spesso e unico lavoro.

           Certamente il primo requisito è...che sia avvertita almeno da alcuni Docenti (e magari dal Dirigente scolastico) di una scuola l’esigenza di migliorare la relazione tra docenti e alunni, nella Primaria, come nella Secondaria di I, II grado in cui il rapporto tra insegnante e alunno è FONDAMENTALE, è il requisito essenziale che rende accessibile ogni forma di apprendimento.

Vorrei aggiungere, tanto per essere esplicita, che la relazione docente/studente è fondamentale anche nei Corsi Universitari, per quanto volutamente lo ignorino quasi tutti, dai Docenti luminari, lontani dagli studenti anni luce, all’ultimo dei professori associati, in ansia per la propria “carriera”. E già, i primi sono Proff con la lettera maiuscola, cardine della Facoltà, personalità eccellenti e di profonda cultura, dunque non ritengono (fatte salve rare eccezioni) di accollarsi il compito di curare la relazione con centinaia di studenti, gli altri, i professorini (spesso non più giovanissimi) che stanno tentando la scalata universitaria, vivono ansie alatalenanti per il posto di lavoro, per l’articolo che “devono” scrivere, per la ricerca che vogliono venga loro affidata, per non essere scavalcati dall’arrivato ultimo...ed anche per loro il rapporto con gli studenti, a lezione o nei colloqui privati in qualità di tutor (perché è prevista la figura del tutor per sostenere i giovani studenti in difficoltà) non è che un ennesimo fastidio, su cui per ora non è loro possibile concentrarsi. E i giovani studenti? ammassati quasi sempre in aule gigantesche ascoltano le lezioni (quando sono presenti) ad intermittenza, salvo poi mandare a memoria le così dette dispense (in realtà appunti di qualcuno di loro che ha superato l’esame brillantemente, rigorosamente non autorizzati dal docente responsabile), in barba ad ogni minima decenza di che cosa sia ...la conoscenza o la competenza.

Dunque, torniamo in argomento.

Ammesso che un gruppo di quattro-cinque docenti ne sentano l’urgenza, nei tempi regolamentari va richiesto il Corso di Formazione per docenti del proprio Istituto, meglio ancora, se si riesce a stabilire una rete tra Scuole, per docenti di diversi Istituti, preferibilmente dello stesso grado, così da poter meglio condividere le esperienze.

Quali obiettivi sarebbero da proporre innanzi tutto? Ad esempio:

1.       accompagnare le giovani generazioni tra le difficoltà che una società complessa pone continuamente davanti a ciascun individuo [assumendo]quale compito educativo precipuo quello di riconoscere la centralità del soggetto” (Bertolini, 1993)

2.     dare voce alla creatività di ogni alunno, rafforzandone l’autostima

3.     consolidare nel docente l’uso consapevole di strategie didattiche, riferite anche alla sfera emozionale

4.     aiutare il docente a creare un clima favorevole all’apprendimento

5.     affinare nel docente abilità e competenze di facilitatore, agevolatore di abilità cognitive, socio-affettive e relazionali.

 

La macchina organizzatrice va attivata con congruo anticipo, perché ancora la burocrazia è in grado di rallentarla e non poco, quindi immaginiamo che la prima informazione ai docenti venga data all’ultimo collegio dell’anno scolastico  (in genere i primi di giugno) per realizzare il progetto nell’anno scolastico successivo e allora, al primo collegio del nuovo anno si potrà presentare una bozza su cui discutere e riflettere.

Sembra facile, ma non lo è affatto, prima di tutto perché occorre reperire le figure motivate e competenti che strutturino il Progetto, prendendo contatti anche con referenti esterni alla scuola, presenti nel territorio e non sempre i docenti che hanno il ruolo di funzione obiettivo per la formazione dei colleghi sono inclini a queste complesse e faticose procedure.

          Ammettiamo tuttavia che si riesca ad ottenere un coeso gruppo di lavoro che operi in collaborazione con esperti esterni e che per il mese di settembre, ad inizio del nuovo anno, sia pronta una prima proposta che possa iniziare l’iter per la discussione (magari in una commissione allargata di docenti e genitori, istituita allo scopo) e immaginiamo di leggerla.

Tenendo conto della situazione reale dei docenti, spesso affannati a seguire molteplici aggiornamenti per la disciplina di insegnamento e Progetti di ogni tipo, la proposta di Formazione, identica a tutti loro qualsiasi disciplina insegnino:

  1. si collocherà tra le 16 e le 20 ore di lezione, suddivise in quattro/cinque incontri teorico-esperienziali, una modalità irrinunciabile e insostituibile, in quanto consente a ciascuno, attraverso la sperimentazione del proprio vissuto, di acquisire consapevolezza nell’osservazione della realtà quotidiana, individuare punti di vista nuovi per condividere e allentare i sentimenti di sfiducia e impotenza che impoveriscono il lavoro del docente e sfibrano, rendendola inefficace, la relazione con lo studente, riconoscere le avvisaglie e i pericoli insidiosi del burn-out ...
  2. sarà un’Introduzionealla comunicazione educativa, secondo gli approcci del counseling, un percorso cioè non più che “introduttivo” alle problematiche della relazione, nel rapporto docente-alunno o tra docenti, del docente con le istituzioni e con il proprio ruolo, ecc… centrato sulla persona, in sintonia appunto con l’attività di counseling, e dunque come primo momento dopo il quale ragionevolmente si potrà proseguire per approfondimenti, anche individuali.
  3. gli argomenti verteranno su: La comunicazione educativa, Apprendimento e Didattica centrata sulla persona, Cenni ai diversi approcci di Counseling, Gli strumenti del Counseling (es.: ascolto attivo e riformulazione )...                                                                 

  

           I materiali, cartacei e CD multimediali, da distribuire durante le lezioni saranno contenuti nella quantità e tuttavia ricchi di qualificati riferimenti sia per la parte teorica, corredata di opportuna bibliografia generale e specifica, sia per quella esperienziale, con esercitazioni, individuali e a piccoli gruppi. Sarà anche previsto materiale per interventi in aula con le proprie classi (questionari utili ad individuare il “come” ogni singolo alunno apprende).

Bibliografie e materiali (informatici e cartacei) resteranno a disposizione dei colleghi, ovviamente anche di altre scuole.

 

 

Cordialissimamente

Giancarla Mandozzi

 

          P.S. gli spazi e i tempi di aggregazione pomeridiani per i giovani, nelle scuole, sono una realtà, al docente non è dato che un rapidissimo scambio di opinioni (o…breve sfogo compensatorio?) all’intervallo o tra una lezione  e l’altra.

Di certo, il Counseling agevolerebbe abilità e competenze per una collaborazione reciproca e iniziative condivise

 

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