Comunicazione relazioni umane e...

Comunicazione relazioni umane e...

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e... educazione, formazione del bambino, del giovane, dell’adulto.

Deformazione professionale? preferisco “punto di osservazione privilegiato” per cui  comunicazione è declinabile con modificazione, cambiamento, partecipazione ...

    Da La comunicazione e i mezzi di comunicazione di John Dewey in una mia recente riflessione su questo sito avevo estrapolato tre affermazioni:

“ La comunicazione che assicura la partecipazione ad un comune modo di intendere è tale da assicurare disposizioni emotive e intellettuali simili.”

“Un gran numero di relazioni umane, in qualsiasi gruppo sociale, sono ancora sul piano della macchina e dei suoi pezzi. Gli individui usano l’uno dell’altro per conseguire i risultati desiderati, senza riferirsi alle disposizioni emotive e intellettuali o al consenso delle persone adoperate.“

 

“Ricevere una comunicazione significa avere un’esperienza allargata e diversa [...] nemmeno colui che comunica ne rimane inalterato.”

Da queste stesse frasi mi piace estrapolare, per estrema sintesi tre parole riferite a comunicazione, soggetto/oggetto dell’argomento: DISPOSIZIONI – CONSENSO – ESPERIENZA.

Da sole, persino private degli aggettivi che nella citazione sopra riportata le qualificano con grande precisione, sono in grado di pennellare l’intero mondo della comunicazione, di delinearne  i contorni, i punti di intesa e persino i tempi e gli spazi. Infatti se CONSENSO, cum sentire e pensare, autentico e non presunto (comunicazione e “falso” consenso sono antinomia, ossimoro), è riferito al qui e ora, al momento in cui la relazione tra due o più soggetti si concretizza e ce ne restituisce la profonda dimensione emotiva, ESPERIENZA allude a modalità complesse e multiple con cui ci si avvicina alla stessa: il condizionamento inevitabile legato alle esperienze trascorse e al nostro vissuto; la disponibilità presente a gestire/accettare/acquisire/subire la relazione; l’eco della relazione stessa che, come tessera di un mosaico,  si annida nel nostro sentire e condizionerà le future relazioni modificando in positivo o in negativo il nostro atteggiamento.

Insomma l’esperienza di una comunicazione e di una relazione crea una sorta di continuum, di fil rouge con cui costruiamo il nostro sentirci, con cui apprendiamo a relazionarci con noi stessi e con gli altri. E se è questa un’ovvietà, non è affatto scontato che ciascuno di noi ne abbia consapevolezza; è certo tuttavia che tutti avvertiamo un indistinto fastidio quando vorremmo cambiare. Forse ne temiamo le conseguenze come il perdere un tratto della nostra personalità di fronte a noi stessi o di fronte agli altri, sta di fatto che sappiamo bene quanto costa cambiare, quanto è difficile disancorarci dalla zavorra di esperienze pregresse, quanto sia dispendioso in termini di energie e per questo spesso rinunciamo prima ancora di aver cominciato il primo passo verso il nuovo.

Come counselor vi sarà certamente accaduto di notare come in moltissimi casi le persone  che sono riuscite con fatica ad ottenere dei cambiamenti si meravigliano del fatto che gli altri non se ne accorgano, o, peggio, che non glieli riconoscano o non li accettino: come è grande l’eco di ciò che ci è già noto! Addirittura è in grado di nasconderci la novità, liberandoci dalla fatica di muoverci a conoscerla, o peggio suggerendoci un immediato fastidio che ci induce a rifiutarla.

Bellissima prospettiva quella delle DISPOSIZIONI, l’unico plurale tra le parole che ho scelto, indice di quella complessità che rende la comunicazione  una delle facoltà più preziose della nostra vita e allo stesso tempo più fragili.

Si tratta di disposizioni dell’animo, di sentimenti che rendono possibile la comunicazione, costruiscono relazione SE, e soltanto se, in sincronia con l’interlocutore o gli interlocutori. In una società come è la nostra in cui ci hanno abituato da decenni a considerare la comunicazione una realtà che ci viene disvelata per strategie, competenze  e sottigliezze da esperti conoscitori e...persuasori...anche occulti, resta una piccola condizione totalmente in nostro potere: la disponibilità ad accedere alla comunicazione, a renderla possibile, a gestirla o subirla.

Il nodo è quanta sapienza siamo in grado di porre in questa disponibilità...

 

Cordialissimamente,

Giancarla Mandozzi

 

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