Frankl aveva ragione

Inviato da Luciano Berti

545px-Viktor Frankl2La ricerca di un senso della propria esistenza è una necessità umana. Chiunque si è posto almeno una volta nell'arco della vita la domanda "Chi sono io e cosa ci sto a fare al mondo?". Viktor Frankl, teorico della logoterapia, coniò il termine nevrosi noogena (nous=mente) per indicare quello stato di smarrimento conseguente al non trovare un senso alla propria esperienza. La mancanza di senso porta alla perdita dell'identità psichica. Frankl sperimentò tutto ciò sul campo, osservando quotidianamente i compagni di sventura rinchiusi nel lager nazista. Coloro che avevano una maggior probabilità di sopravvivere riuscivano a dare un senso alla loro esperienza. Nel lager nasce quindi l'impianto teorico della logoterapia. Da tale esperienza che Frankl ci narra nel libro "Uno psicologo nei lager" possiamo ricavare alcuni insegnamenti. Principalmente la domanda di senso è necessaria per poter attingere alle proprie risorse. Se non ho uno scopo, una meta a cui mirare, sia esso un affetto, una professione o altro non posso far altro che rifugiarmi in ciò che Freud chiamava principio del piacere. E' ciò che avviene oggi per molti adolescenti che si abbandonano ai beni di consumo pensando di trovarne soddisfazione o, ancor peggio, nelle sostanze che annullano la propria identità.

 

Questo atteggiamento però lascia una perenne insoddisfazione che induce al craving. Un gioco al massacro. Un ulteriore messaggio fornitoci da Frankl ci riporta alla constatazione che anche nelle situazioni ritenute estreme, senza sbocchi, la domanda di significato ci porta a reagire attivamente, a cercare dentro di se motivazioni ed autostima. La perdita dell'autostima è la porta della depressione, del nichilismo e del suicidio. L'uomo ha la necessità di sentirsi qualcuno pena il vuoto esistenziale. Il vuoto di senso può orientare alla scelta della volontà di potenza, il mito del superuomo di Nietzsche, come del resto facevano i Kapo dei lager. Un potere che necessitava di violenza per potersi identificare come tale.

Violenza che chiamava violenza pena l'annullamento di sé. La domanda di senso ci riporta alla problematica etica, all'eterno confronto tra bene e male, tra giusto ed ingiusto: "Sulla terra esistono soltanto due razze umane, e solo queste due; la "razza" degli uomini per bene e quella dei poco di buono. Queste due razze sono diffuse ovunque, penetrano e s'infilano in tutti i gruppi. Nessun gruppo è composto esclusivamente da persone per bene o esclusivamente da poco di buono. In questo senso non esiste dunque un gruppo di "razza pura" – e per l'appunto, vi furono persone per bene anche tra le sentinelle" scrive Frankl. Questo brano ci ricorda l'incombere del pregiudizio nella nostra quotidianità e ci induce a pensare che nelle persone albergano parti oscure che possono emergere tramutando un padre di famiglia in un aguzzino.

Da questo ricordo di Frankl possiamo ricavare alcuni capisaldi nell'attività professionale del counselor: l'astensione dal giudizio e dal pregiudizio, il puntare alle risorse delle persone, attendersi un tentativo di reazione delle parti oscure (o parti patologiche), rafforzare l'autostima e soprattutto ascoltare e comprendere il senso che le persone attribuiscono a quell'esperienza che li ha condotti al colloquio.

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