Logos

Inviato da Luciano Berti

comunicazione nonverbaleNelle relazioni d'aiuto la parola è uno degli strumenti fondamentali nell'avvicinamento empatico. Un bravo counselor dovrebbe parlare poco e solo quando necessario. La logorrea chiude lo spazio, risorse e possibilità. Questo è ancor più importante quando ci troviamo di fronte a persone chiuse o timide che faticano ad esporre la propria storia ed ad esternare le proprie emozioni perché il rischio è di inibirle del tutto. "Sono rimasto senza parole" è un'espressione che l'uomo comune utilizza a fronte di situazioni od episodi sconcertanti quasi a sottolinearne l'inibizione conseguente. La parola va adoperata con cautela, con tatto. Possedere nozioni di PNL o di analisi transazionale aiuta nella gestione verbale ma non esaurisce il nostro compito. Un bravo counselor ha a disposizione altri strumenti: la dinamica posturale, lo sguardo, le espressioni, la gestualità e così via. L'olismo non è teoria ma realtà e conseguentemente non è possibile la parcellizzazione.

L'empatia è totalizzante. La parola non lo è. Sul versante del paziente (da medico lo posso scrivere) potremmo identificare alcune caratteristiche relative al parlato definibili come prosodia: timbro, intonazione, ritmo, intensità ecc. La loro temporanea variazione è indicativa di un cambiamento emotivo che è fondamentale saper cogliere. La stessa etimologia del termine "psicologia" ha il significato di discorso (logos) dell'anima (psiché). La parola altro non è che l'estrinsecazione di un discorso interiore ed in quanto tale possiede una connotazione valoriale, come avviene al termine della lettura del Vangelo: "Parola di Dio" o quando "diamo la nostra parola".

Una conferma nel non sprecare inutilmente parole quando il counseling sprofonda nel silenzio. Il counselor deve tollerare il silenzio e saperlo gestire. Il silenzio il più delle volte è carico delle aspettative del paziente che attende soluzioni miracolose che non possono arrivare. La parola assume allora il significato di salvagente per non naufragare nel mutismo relazionale. Ma il salvagente deve essere adeguato alla persona altrimenti la relazione si svuota di significato. Ancora una volta la persona deve essere messa al centro al fine di poter far leva sulle risorse spesso celate da un problema in quel momento pregnante.

Citando lo scrittore Isaac Singer "Le ferite guariscono le parole lasciano il segno".

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