La conversazione: famigliarità e intimità.

conversazioneLe regole di una buona conduzione di un incontro sottostanno alla competenza sociale che l’individuo possiede. Le prime occasioni sociali sono quelle familiari; la famiglia è infatti la prima istituzione che l’individuo incontra e dalla quale impara a conoscere il mondo, anche se non esclude la tendenza a cercare altre relazioni sociali e quindi spazi di intimità e di esperienze di scambio interpersonale calorosi ed empatici. Comprende inoltre il bisogno di appartenenza che si attua nella costruzione di relazioni interpersonali forti e stabili. Nel rapporto di amicizia si ha una negoziazione del tipo “io ascolto te poi tu ascolti me”: esiste perciò un tacito patteggiamento che può essere riassunto nel concedere e nel rivendicare l’ascolto.

 

La capacità di metacomunicare non solo è la condizione imprescindibile per una comunicazione efficace, ma è anche strettamente connessa al livello di consapevolezza che un individuo ha di sé e degli altri. Il ricorso alla convenzionalità può contribuire a diminuire l’ambiguità della comunicazione. L’interrogarsi sulla propria capacità e completezza di comprensione è alla base di un buon rapporto comunicativo. Per questo nei rapporti che implicano intimità si instaurano legami basati su reciproca fiducia, sincerità, cura, risposta al bisogno di stima; si tende a diminuire la distanza tra l’io e il tu per realizzare un noi.

Tra le modalità comunicative che implicano affettività si deve comprendere la sessualità. Si ha infatti interazione rituale quando due o più individui sono compresenti, hanno un focus di attenzione condiviso, i loro corpi sono aritmicamente sintonizzati e vi è una chiara percezione dei confini dell’attività in corso, e, quindi, anche dell’eventuale violazione. L’interazione sessuale, anche se esplicata in una diade, contiene tutti gli ingredienti dell’interazione sociale. Il voler bene nascerebbe dall’aver intuito gli obiettivi dell’altro e dall’averli legittimati all’interno del proprio quadro esistenziale. È difficile parlare delle proprie emozioni.

L’emozione spesso blocca il linguaggio, ma anche quando non lo blocca colui che è emozionato non riesce ad esprimersi completamente. Argyle avanza l’ipotesi secondo la quale le persone tenderebbero tanto ad attrarsi quanto a respingersi e nell’interazione i partner assumerebbero una posizione di equilibrio tra le due tendenze. Proprio per la possibilità che ego possa rendere alter oggetto della sua azione si pone il problema della giusta distanza perché troppa familiarità può portare alla depersonalizzazione. Nell’incontro con l’altro si deve usare discrezione, non violare quelle sfere dell’intimità che rappresentano un vissuto personale e in quanto tale non si vogliono manifestare espressamente.

Discrezione e tatto devono essere sempre rispettati se non si vuole violare la norma dell’intimità. Nella nostra epoca l’amore è diventato l’unico spazio in cui l’uomo può esprimere veramente se stesso. Essere intimi significa essere irrimediabilmente nelle mani dell’altro. Il riconoscimento delle differenze individuali evita l’inganno dell’immedesimazione ed evidenzia che, anche nel più intenso trasporto d’amore, non si oltrepassa mai la soglia della propria radicale individualità. Il noi è dato dalla comunione di benessere e di autonomia, principio presente in tutti i tipi di conversazione, in cui deve essere mantenuta l’autonomia e la giusta distanza. Dott. Giuseppe Mirabella

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